Page 525 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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rappresentarono in essa «una minoranza». Alla fine vi fu «una moltiplicazione – talora
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spudorata – di Brigate e Divisioni per lo più inesistenti» .
Il ruolo dei militari fu fondamentale e, dichiarandosi in questo d’accordo con Sergio
Cotta, Luraghi ricorda che quello partigiano fu solo uno dei quattro fronti della Resi-
stenza (termine, peraltro, coniato a guerra finita), accanto all’operato delle forze regolari
del Regno (alle quali dedica ampio spazio), la resistenza dei reparti all’estero e quella
dei militari nei campi di prigionia. La cosiddetta fuga di Pescara per il Nostro «non era
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la conferma dell’ignavia del re […] ma un atto che non poteva non venir compiuto» .
Per non essere accusato di essere troppo apologetico, dirò che allo scritto di Lura-
ghi mi sento di fare una critica su un punto: il pochissimo spazio dedicato al sostegno
militare e politico che gli anglo-americani diedero alla Resistenza partigiana, a parte un
accenno al “proclama Alexander” del novembre 1944, del quale giustamente egli nega
ogni intento sinistro di liquidazione delle bande.
Quanto alle “memorie”, che includono qualche brano dei diari, una prima immediata
osservazione va fatta sul loro stile brillante e avvincente, a volte ricco di humour, come
quando parla dell’arma segreta dei militi fascisti alla vigilia della liberazione, la VB,
vestito borghese, quando commenta il nome di un aguzzino fascista, «Spirito Natale
Novena […] stranamente odorante di sacrestia (sebbene, penso, non avesse mai nutrito
alcuna fede in Dio; forse solo nel diavolo suo protettore)», o quando, ricordando la ferita
alla mano destra che rischiò di renderla inabile, cita una frase di Groucho Marx: «sparare
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è una cosa semplicissima, si tratta solo di muovere un dito» .
Le imprese raccontate sono talvolta rocambolesche e si presterebbero benissimo ad
una sceneggiatura cinematografica. Il tono è patriottico, ma non sconfina mai in una
retorica stucchevole, ma è anzi ricco di spunti di sincerità autocritica, come quando
ricorda la sua giovanile adesione al partito comunista. Adesione motivata dalla linea
certamente più costruttiva e collaborativa con il governo legittimo adottata da Togliatti
(peraltro dovuta a Stalin, come ormai pienamente documentato e come ricorda l’Autore)
a fronte di quella del partito d’azione, poi «letteralmente spazzato via dagli elettori», du-
ramente criticata da Luraghi per il suo «anticomunismo […] fazioso» e il «settarismo nei
confronti di tutte le istituzioni dell’Italia, diciamo così tradizionale». Il distacco dal par-
tito comunista avverrà negli anni successivi, con un «duro» anche se «lento risveglio» .
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Vengo ora all’atlantismo. Anch’esso costituì un’occasione d’incontro, prima ai con-
vegni del Centro Manlio Brosio, in realtà voluto e animato da Edgardo Sogno, un amico
comune, poi a quelli del Centro Studi sulla Difesa, fondato e diretto da Luraghi presso
l’Università di Genova e poi ad un convegno organizzato da chi vi parla nel 2003 pres-
so l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale di Milano. Luraghi partecipò anche
ad altri convegni all’estero; il suo apporto fu però prevalentemente quello di studioso
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di strategia . Naturalmente Luraghi sapeva bene che un approccio alla realtà interna-
9 Resistenza: album …, cit., pp. 16, 19, 198.
10 Ibi, …, p. 32.
11 Eravamo partigiani …, cit., pp. 243, 103, 115.
12 Ibi, pp. 55, 237, 113.
13 Un importante contributo, più di studi strategici che storici, è L. S. Kaplan-R. W. Clawson-R. Luraghi [eds.],
Nato and the Mediterranean, Scholarly Resources, Wilmington (Delaw.) 1985.

