Page 529 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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fucile a canna rigata che poteva uccidere a più di un chilometro e impediva l’impiego
dell’artiglieria a distanze minime. Così i grandi assalti alla baionetta rischiavano di
concludersi in bagni di sangue, come nel secondo e terzo tragico giorno della battaglia
di Gettysburg (1 – 3 luglio 1863), quando Lee si incaponì a lanciare i suoi uomini contro
le forti posizioni dell’avversario e subì una sconfitta dalla quale i sudisti non si riebbero
più. Il virginiano, valente ufficiale del Genio, sapeva sfruttar come pochi il terreno, ed
è curioso che proprio in difensiva, contrariamente alle sue convinzioni tattiche, abbia
conseguito i maggiori successi, realizzando nella prima fase del conflitto una linea che
coprì fino all’ultimo gli interessi strategici del Sud contro le minacce di sbarchi portate
dalla flotta unionista e riuscendo a tenere per 20 mesi il campo contro forze superiori
dopo Gettysburg.
Nathan Bedford Forrest era un genio militare nato. Di umili origini, si arruolò
nell’esercito confederato da soldato semplice, ma fu subito nominato tenente colonnello
e arrivò fino a tenente generale. Straordinario condottiero di cavalleria, era un istintivo e
combatteva di slancio nelle prime file, ciò che gli procurò diverse ferite. Spesso costretto
ad affrontare gli scontri in inferiorità numerica, puntava a rovesciare la situazione con
l’impeto e una mobilità estrema e sconvolgente, al fine di arrivare al punto e al momento
decisivo “with the most”, col maggior numero possibile di combattenti. Creò reparti
di fanteria montata che poteva combattere a piedi e a cavallo, con lo scopo di disporre
insieme della mobilità della cavalleria e del volume di fuoco della fanteria. Sul piano
tattico, spinse più volte in prima linea i cannoni per disporre di una forza combinata
che integrasse l’azione dei soldati con l’effetto devastante delle granate. Operando
nell’Ovest, trovò su quei vasti fronti dei varchi che gli consentirono per tutta la guerra
di compiere audaci incursioni in territorio nordista. Il nordista generale Sherman lo
chiamava “il demonio” e mandò ripetutamente forze superiori ad eliminarlo, ma il 10
giugno 1864, a Brice’s Cross Roads, Forrest ottenne una grande vittoria pur essendo
inferiore di numero, come già era successo a Sacramento il 28 dicembre 1861, a Parker’s
Cross Roads il 31 dicembre 1862 e nell’aprile 1864 al confine con l’Alabama. Verso
la fine della guerra ebbe il comando di tutta la cavalleria sudista dell’Ovest, ma ormai
era tardi e nell’aprile 1865 non poté evitare la sconfitta ad opera del generale unionista
Wilson.
Ulysses Grant, che l’Autore definisce “il primo generale moderno”, veniva dall’Ohio.
Considerava la guerra una sventura, la cui dura e crudele realtà andava però affrontata
– una volta scoppiata – in maniera totale. Quindi non c’era spazio per generosità o
cavalleria, ma occorreva freddezza, coraggio, chiarezza di ordini, controllo della loro
esecuzione, rapidità. Comprese subito l’importanza del fronte occidentale e delle direttrici
strategiche offerte dai grandi fiumi, sui quali si poteva utilizzare la collaborazione di
unità della flotta, e poiché anche il presidente Lincoln aveva una visione analoga, la
grande strategia nordista poté contare sempre più, mano a mano che procedeva la guerra,
su una unità di intenti politico-militare. Individuato il punto critico nella piazzaforte di
Vicksburg, insistette su quella direttrice, utilizzò le risorse locali per rifornirsi e con la
collaborazione di unità navali che avevano risalito il Mississippi, costrinse Vicksburg
a capitolare il 4 luglio 1863. In autunno, dopo la vittoria di Chattanooga, Grant ebbe il
comando in capo e concepì il disegno strategico di finire la guerra attuando una grande

