Page 533 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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          quello di un suo collaboratore, di trent’anni più giovane e ancora sconosciuto.
             A proposito della sua visione degli studi, vorrei ricordare il suo intervento al Convegno
          organizzato a Torino dal Centro studi Manlio Brosio nel dicembre 1982 su “Dove vanno
          gli studi strategici? Universitari, militari e tecnici tra antagonismo e collaborazione”.
          Mi sembra, infatti, che bene esprima il suo pensiero sui diversi filoni di attività su cui si
          stava impegnando. E’ interessante osservare che gli interventi sono stati poi pubblicati
          solo nella traduzione inglese come Quaderno della Rivista di Strategia Globale (al fine
          di far conoscere il pensiero strategico italiano a livello internazionale), ma ho conservato
          il testo italiano in bozza, scritto personalmente da Luraghi sulla sua vecchia macchina
          da scrivere.
             “Discutere degli studi strategici nelle Università italiane oggi, significa porre in luce
          una tra le più gravi, e tra le più dolorose carenze del nostro mondo accademico. Per anni
          tali studi sono stati posti al bando, guardati con sospetto, con diffidenza, con rancore. …
          Non esiste dipartimento o istituto di studi strategici. L’unico organismo esplicitamente
          dedicato a tali studi in una Università dello Stato italiano è il Centro Studi sulla Difesa
          che io ho l’onore di aver fondato e di dirigere presso l’Università di Genova …”
             E  più  avanti  precisava:  “Gli  studi  sulla  difesa  nell’Università  hanno  come  fine
          l’analisi profonda di uno tra i più gravi fenomeni e, senza forse, il più grave fenomeno
          della  patologia sociale:  la guerra. Ho battuto  di proposito sul termine  “studi sulla
          difesa” perché in tale definizione si intendono non solo gli aspetti strategici ma quelli
          tattici, organici, logistici, ideali del fenomeno “difesa”, visto sia nella storia che nelle
          prospettive dell’oggi e in quelle del domani”.
             Luraghi ha indicato nel suo intervento tre “presupposti scientifici” per gli studi sulla
          difesa.
             Il primo lo indica in questi termini: “Non è pertanto seria alcuna analisi strategica
          che non si fondi su profondi studi storico-militari. Mai come nel campo degli studi sulla
          difesa è vero il principio secondo cui, come diceva Santayana chi ignora il passato sarà
          costretto a riviverlo”.
             Il secondo è quello di “tracciare una netta, invalicabile linea di distinzione tra essi e il
          mondo della politica.  La politica … ha fini di primaria importanza … Ma il suo campo
          è fondamentalmente diverso da quello dello scienziato. Il che non esclude, ma rende
          necessaria una collaborazione pur nella diversità degli obiettivi”.
             Il terzo è quello “di definire ben chiaramente i rapporti fra lo studioso di problemi
          sulla difesa e i cosiddetti analisti strategici”. Luraghi, come si sa, amava attualizzare
          ed esemplificare anche i concetti più profondi e qui ce ne da un esempio: “Ebbene,
          se lo studio dei problemi militari del passato non esteso a quelli del presente è simile
          all’attività di un medico che non visita mai un paziente, l’analista è molte volte come un
          medico che si rende schiavo di quella che Filippo Tommaso Marinetti chiamò ‘la poesia
          dei ferri chirurgici’. In altre parole si deve dire che la cosa fondamentale non è l’analisi
          dei sistemi d’arma in sé considerati (e quindi talvolta la aberrante decisione di fondare
          le strategie in funzione dei sistemi d’arma), ma la definizione dei chiari fini strategici;
          e dopo, solo dopo, lo studio … dei sistemi d’arma idonei a condurre al successo di una
          tale strategia”.
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