Page 532 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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           la fiducia nei confronti degli altri e il coraggio di rischiare.  Il Ministro della Difesa
           Spadolini aveva deciso di organizzare nel luglio 1984 una grande Conferenza nazionale
           sull’industria per la difesa e ne aveva affidato il compito al Segretario Generale della
           Difesa gen. Giuseppe Piovano. Non vi era all’epoca  nessuna esperienza  in questo
           campo all’interno del Ministero e così il gen. Piovano chiedeva consiglio al suo amico
           e concittadino Luraghi. Questi gli suggerisce di avvalersi della mia collaborazione ed
           è così che è cominciata la mia esperienza con le Forze Armate (che ha poi finito con
           l’assorbire gran parte della mia attività). Anche a distanza di tempo penso che solo una
           persona come lui poteva rischiare di garantire le capacità di un suo collaboratore dopo
           un breve periodo di conoscenza.
              Nel frattempo Luraghi decide di aprire un terzo fronte, se mi è consentito definirlo
           così:  quello  del  riconoscimento  della  storia  militare  come  disciplina  accademica
           autonoma. Nel dicembre 1984 promuove la costituzione della Società di Storia Militare,
           l’associazione degli storici militari che lui ha voluto con questa denominazione sia per
           richiamare la Società degli Storici Italiani, sia la Society for Military History americana
           che lui conosceva molto bene per via della sua attività accademica. Comincia così la
           difficile opera di mettere insieme quel piccolo gruppo di storici militari italiani che già
           operavano in ambito  accademico,  seppure sotto diverse denominazioni  disciplinari.
           L’Associazione inizialmente era, infatti, dedicata prevalentemente a loro, anche se fin
           dall’inizio lo Statuto prevedeva che potessero farne parte anche “gli studiosi di chiara
           fama che abbiano dato un contributo originale e rilevante agli studi di storia militare”.
           L’approccio di Luraghi era, anche su questa questione, estremamente pragmatico, tanto
           è vero che ha aperto le porte anche a chi, come me, non era sicuramente “di chiara fama”,
           offrendomi la possibilità di far parte dei soci fondatori. Ma credo di poter affermare
           che il suo obiettivo reale fosse proprio quello di coinvolgere tutti gli studiosi di storia
           militare, indipendentemente dal loro background, e, in particolare, quelli più giovani.
              Questo è stato in fondo la sfida che ha lanciato con la costituzione della Società
           di Storia Militare.  Ne è conferma anche la sua decisione, nel novembre 1987, di
           formalizzare il ruolo che già svolgevo di fatto, modificando lo Statuto e prevedendo per
           me la posizione di Segretario Generale, incarico che ho mantenuto fino all’inizio del
           1991.
              La Società di Storia Militare diventa in quegli anni, sotto la guida di Luraghi, un
           punto di riferimento e una significativa realtà anche nel mondo accademico sia per le
           iniziative che promuove (fra cui vorrei ricordare il Seminario su “L’insegnamento della
           storia militare in Italia” a Roma il 4 dicembre 1987 di cui ho curato gli Atti nel 1990) sia
           per l’allargamento della sua base che passa da sette soci a 123.
              Vi è, infine, un’ultima esperienza che ha profondamente segnato il nostro rapporto e
           la mia vita personale, evidenziando un’altra qualità di Luraghi: la generosità. Nel 1989,
           dopo due anni di insegnamento presso la Facoltà di Scienze Politiche della LUISS, è
           costretto a rallentare i suoi impegni per questioni di salute, ma, anziché chiedermi di
           sostituirlo nelle lezioni (cosa assolutamente normale e che per lui avrei fatto senza battere
           ciglio), ottiene dall’Università di condividere ufficialmente il corso con me. Credo che
           sia rimasto un caso unico: un illustre accademico che decide di associare il suo nome a
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