Page 527 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
P. 527
1167
ActA
Prof. mariano gABRIElE
a guerra civile americana. Le ragioni e i protagonisti del primo conflitto indu-
“L striale” non è solo l’ultima opera di Raimondo Luraghi, ma anche una sorta di
testamento scientifico volto a ripensare un’ultima volta quella vicenda storica.
Il volume si apre con una dotta e completa rassegna critica della storiografia, giudicata
nel complesso ancora insoddisfacente, malgrado i grandi meriti della ricerca che ha
suscitato. La inficia il sopravvivere di leggende – come la pretesa società idilliaca del
Sud o la schiavitù assunta ad unica causa morale del conflitto – insieme a rigurgiti di
vittimismo e di miti – la “causa perduta”, la negazione della vittoria nordista – o ancora
la tentazione del politicamente corretto.
Dopo l’indipendenza, per molto tempo la classe dirigente degli Stati Uniti provenne
in gran parte dall’aristocrazia meridionale, una piccola minoranza della popolazione
bianca che aveva come base sociale la schiavitù e l’agricoltura, poi il cotone, l’elemento
centrale quasi esclusivo dell’economia. Era una società di ottimati, che aveva principi
specifici di vita e di etica. Ma venne la rivoluzione industriale, e al Nord esplosero nuove
classi sociali, gli imprenditori e i salariati, non ancora contrapposti tra loro. Una grande
estensione delle ferrovie e del telegrafo e un imponente afflusso migratorio dall’Europa
contribuirono alla crescita impetuosa dell’industria e alla modernizzazione di una nuova
agricoltura meccanizzata, l’una e l’altra in un quadro di produttività crescente. Fermo e
immobile rimase invece il Sud – dove gli immigrati non si diressero presumendosi esclusi
dalla presenza degli schiavi – e nell’Unione divenne rapidamente una minoranza, anche
se piena di pretese e di illusioni. In entrambi questi due mondi si guardava con desiderio
alle terre dell’Ovest, ma con motivazioni diverse: al Nord come valvola di scarico
per le tensioni sociali conseguenti all’aumento della mano d’opera immigrata; al Sud,
penalizzato dalla monocultura del cotone e dalla scarsa produttività della manodopera
servile, per acquisire nuove terre da sfruttare coi vecchi metodi. L’orgoglio aristocratico
e l’incapacità di concepire una società diversa spinsero il Sud a chiudersi in sé stesso e
a lasciarsi trascinare da un’ondata emotiva che portò la secessione e la guerra. Eppure la
struttura sociale era composta per il 75% da non proprietari di schiavi, ma il rimanente
25% monopolizzava la guida politica, sociale e culturale. Era vero quanto disse John
Calhoun in Senato: “Da noi le due grandi divisioni sociali non sono tra il ricco e il povero,
ma tra il bianco e il nero; e tutti i componenti del primo gruppo, il povero come il ricco,
appartengono alla classe alta e sono rispettati e trattati da eguali”. Nella società feudale
il cavaliere, anche se povero, rappresentava il ceto dominante e aveva diritto ad onore
e rispetto, a differenza del borghese, il quale, anche se ricco, apparteneva alla classe
più bassa. C’erano stato in Ispagna gli “hidalgos” (hijos de algo, figli di qualcuno), ma
da più di due secoli Cervantes aveva trascinato nel ridicolo la figura del nobile borioso
e pezzente. Non così nel Sud degli Stati Uniti, dove il carattere fiero e orgoglioso del
popolo bianco ne alimentava la convinzione di possedere doti marziali sconosciute ai vili
bottegai e meccanici del Nord: lo stesso presidente della Confederazione secessionista
disse all’inviato del “Times” che i sudisti erano un “popolo militare”.

