Page 526 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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           zionale e agli studi strategici che sottovaluti ampiamente, o non conosca, i fondamenti
           storici dei problemi può indurre ad errori gravi o, quanto meno, dar luogo a banalità o
           ingenuità.
              Ricordo un episodio che mi raccontò. All’epoca dell’occupazione sovietica dell’Af-
           ghanistan, durante un seminario di studi strategici, uno studioso americano comparve
           una mattina annunciando come sua grande scoperta che la ragione profonda dell’inva-
           sione stava nel fatto che quel Paese è la porta dell’India. Fu facile allo storico italiano
           osservare che non era una grande rivelazione: senza risalire ad Alessandro Magno, ba-
           stava ricordare il “grande gioco” anglo-russo del XIX secolo.
              Il testo, almeno a mia conoscenza, più propriamente di carattere storico sull’Alleanza
           Atlantica è la relazione L’Italia nel fronte sud della NATO, pubblicata negli atti del con-
           vegno del 2002 all’ISPI sopra ricordato sul tema Il Mediterraneo nella politica estera
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           italiana del secondo dopoguerra . Ne ricordo il giudizio conclusivo: «L’Italia ha bene
           assolto il suo compito di maggiore potenza mediterranea ed è stata veramente il pilastro
           portante dell’Alleanza sul fronte sud. È fuori di dubbio che senza la presenza militare
           (e,  in  fondo, anche  politica)  dell’Italia,  gli  altri  paesi  della  NATO nel  Mediterraneo
           orientale non avrebbero retto alla formidabile pressione sovietica. Sul piano politico la
           nostra azione ha sovente lasciato a desiderare: esitazioni, codardia, perfino complicità
           con equivoche forze ostili, non hanno certo fatto onore ad alcuni settori della nostra
           classe politica: per questo la funzione dell’Italia è potuta apparire diminutiva, esitante,
           scarsamente incisiva. Chi però si arrestasse a tale giudizio, errerebbe profondamente.
           Perché le Forze Armate hanno costantemente fatto la loro parte; la classe politica di
           governo, con tutti i suoi tentennamenti, ha trovato gli uomini (non molti) e il coraggio
           per garantire  loro i mezzi  necessari  pur cercando  sovente  di schermirsi.  Ma, più
           importante  d’ogni altra cosa, dietro le nostre Forze Armate c’era sostanzialmente  il
           paese, poiché le forze politiche d’orientamento che possiamo definire disfattista, pur
           essendo relativamente numerose, non riuscirono mai ad essere altro che una cospicua
           minoranza. È stato questo – e non altro – che ha fatto dell’Italia il pilastro del fronte sud
           della NATO».
              Giudizio che può essere certo criticato e visto come espressione più di una posizio-
           ne politico-ideale di adesione ai valori etico-politici Occidente che di una vera ricerca
           storiografica, ma che personalmente considero fondato e confermato dalle fonti, in larga
           misura però ancora da esplorare, soprattutto se visto in un’ottica di comparazione con
           gli altri Paesi mediterranei membri, in tempi diversi, della NATO, che crearono all’Al-
           leanza più problemi dell’Italia.
              In conclusione, gli scritti che ho citato, sulla Resistenza, e soprattutto sulla NATO,
           non sono i principali di Luraghi, ma nel loro rigore intriso di passione contribuiscono in
           maniera rilevante ad illuminarne la figura umana e intellettuale.


           14  L’Italia nel fronte sud della NATO, in Il Mediterraneo nella politica estera italiana del secondo
              dopoguerra, a cura di M. de Leonardis, il Mulino, Bologna 2003, pp. 245-56. Si veda anche L’Ita-
              lia e le origini della terza guerra mondiale, in Aa. Vv., L’Italia del dopoguerra. L’Italia nel nuovo
              quadro internazionale. La ripresa (1947-1956), a cura di R. H. Rainero-P. Alberini, Commissione
              Italiana di Storia Militare, Roma 2000, pp. 169-77. Anche questi due saggi mancano nella Biblio-
              grafia, cit.
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