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             sendo alcuni esemplari e la licenza di produzione del biplano a trave di coda ed
             elica traente Caudron G.3, già impiegato dall’aviazione francese per il servizio
             d’artiglieria. I primi 15 sarebbero stati consegnati in giugno e nello stesso mese
             sarebbe stato presentato al collaudo anche il primo dei 40 esemplari ordinati alla
             ditta AER, costituita a Torino nell’aprile del 1915. Per quanto riguarda il perso-
             nale ebbero nuovo impulso i già programmati corsi per osservatore, ruolo che,
             in quanto ritenuto più delicato per la condotta della missione, era riservato agli
             ufficiali, mentre potevano accedere ai corsi di pilotaggio anche i sottufficiali e la
             truppa. Le perduranti carenze organiche, in particolare in artiglieria, limitarono
             però a 20 il numero dei frequentatori e questo sarebbe quindi stato il numero degli
             osservatori disponibili all’atto della mobilitazione.
                Mentre si definiva in qualche modo il problema delle ricognizioni d’artiglieria,
             peraltro destinato a essere oggetto di continui interventi intesi a perfezionare un
             meccanismo molto facile a incepparsi, cominciava ad essere preso in considera-
             zione l’impiego offensivo dei velivoli, superando il precedente orientamento a
             utilizzare in questo ruolo soprattutto le aeronavi e tentando di impostarlo su basi
             più solide delle soluzioni empiriche sperimentate durante la campagna di Libia.
             Questo tema è oggetto nella primavera del 1915 di un serrato scambio epistolare
             tra il Comando del Corpo di Stato Maggiore e la Direzione Generale di Aeronau-
             tica che nell’imminenza dell’entrata in guerra evidenzia una certa preoccupazione
             per lo stato di approntamento delle squadriglie.
                Prestazioni migliori, con la possibilità di impiegare munizionamento pesante,
             avrebbero offerto alcuni dei nuovi velivoli in corso di acquisizione, soprattutto
             il trimotore Caproni. Questo era stato collaudato in volo in ottobre con modalità
             tanto poco ortodosse da irritare gli organi del ministero, posti di fronte a una sorta
             di fatto compiuto. All’evento avevano infatti assistito giornalisti e industriali, ma
             non una vera commissione ministeriale, ragion per cui la notizia del volo di col-
             laudo, pubblicata sulla stampa il 9 dicembre, aveva portato all’allontanamento di
             Douhet dal Battaglione Aviatori e al licenziamento di Caproni. La validità della
             macchina non era però in discussione tanto che, per avviarne la produzione, data
             l’impossibilità di costruirla in stabilimenti militari, gli impianti di Vizzola Ticino
             erano stati ceduti in affitto a un gruppo di industriali milanesi che in marzo avreb-
             be dato vita alla Società per lo Sviluppo dell’Aviazione in Italia con cui Caproni
             avrebbe ripreso a collaborare. Il 29 dicembre 1914 furono ordinati 12 esemplari
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             del trimotore, con inizio delle consegne a quattro mesi dall’ordine.  Nell’attesa si
             sarebbe dovuto fare il massimo con ciò che era in linea. Con queste premesse le
             Norme per l’impiego delle squadriglie aviatori diramate il 15 maggio proponeva-
             no una lista delle tipologie di bersagli da battere che aveva una indubbia validità e
             individuavano alcuni principi fondamentali, come la concentrazione degli sforzi,


             10  Curami A., op. cit., pag. 110.
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