Page 315 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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IV Sessione: IL MERITO E L’EMANCIPAZIONE LAVORATIVA                        315
















             Il prodotto veniva assorbito per una parte minore dal mercato nazionale ma, per
          oltre il 60%, veniva esportato negli Stati Uniti e nei paesi orientali dell’Europa; solo
          durante le due Grandi Guerre la produzione fu integralmente assorbita dal mercato
          nazionale, specialmente dall’Esercito.
             Per questo dal Ministero della Guerra fu dichiarato “stabilimento ausiliario” rispetto
          alle Acciaierie e alla Fabbrica d’Armi; come già anticipato in alcune note, la struttura
          “militarizzata” presentava caratteristiche diverse rispetto alle altre fabbriche private :
          organizzazione del lavoro, condizioni economiche e sociali all’interno del posto di
          lavoro e la “qualità” delle operaie.
             Pur mantenendo la proprietà privata, gli stabilimenti ausiliari presentavano ele-
          menti più prossimi alle aziende pubbliche.
             A titolo informativo, alla fine della guerra gli stabilimenti gestiti dal Sottosegreta-
          riato per la Mobilitazione Industriale occupavano circa 900 mila unità ma con la se-
          guente composizione organica: 322 mila militari (35,70%), 198 mila donne ( 21,95%),
          59.500 ragazzi di età inferiore all’età di 15 anni pari al 6,6%.
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             Le donne  entrate nel settore meccanico erano pari al 48%, il 17% in quelle si-
          derurgiche ed il 7% in quello estrattivo: un mercato del lavoro crescente per il “sesso
          debole” che, consapevolmente o inconsapevolmente, trasformava i propri rapporti
          di forza all’interno della società e, molto più lentamente, all’interno della famiglia, in
          cui “raddoppiava” il proprio impegno, aggiungendosi alle incombenze domestiche il
          lavoro in fabbrica o in ufficio.
             Quindi le donne in Italia, nell’arco temporale di riferimento, partecipavano al mo-
          vimento emancipazionista in forma più lenta rispetto alle “sorelle” francesi ed inglesi:
          in Italia si ebbe il primo suffragio universale dopo circa 50 anni, ovvero solo nel 1946,
          in occasione del referendum costituzionale sulla forma di stato.
             A Terni il “peso politico” delle donne sul posto di lavoro fu prorompente, nel senso



          13   dati indicati già in Antonelli Bruna,….







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