Page 93 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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          lana ai soldati) è affidata a volontarie. Nel gennaio 1917, solo per la gestione degli indu-
          menti militari al fronte, le volontarie scrivono più di mille lettere: a privati, uffici militari,
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          associazioni .
             La scrittura diventa, però, essa stessa uno strumento di assistenza quando vien usata
          come forma di conforto ai combattenti. Non tutte le donne avevano la disponibilità ad
          assumersi impegni gravosi nei servizi sanitari. Le pratiche di corrispondenza consentiva-
          no a donne, soprattutto aristocratiche e alto borghesi, di non sottrarsi al dovere dell’as-
          sistenza. Sebbene non facile da documentare, perche svolta, spesso, in ambito privato,
          l’assistenza morale ai combattenti fu molto diffusa.
             L’assistenza morale ai combattenti assunse, a volte, forme associative. Non sono po-
          che le associazioni femminili sorte a questo scopo . Tutte queste associazioni stabilisco-
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          no rapporti con i soldati tramite la corrispondenza. Il contatto viene stabilito nei modi
          più diversi. L’Associazione scalda- rancio, ad esempio, riprendendo un’iniziativa già at-
          tuata in Francia, invia al fronte degli scaldini per il rancio costruiti con carta di giornali
          e colla . L’associazione bibliotechine dei soldati, manda libri e opuscoli di propaganda,
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          l’associazione per il conforto igienico ai soldati, pacchi che contengono limoni . Nella
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          maggior parte dei casi le associazioni inviano al fronte indumenti di lana, scarpe, tabac-
          co. A volte, il dono al combattente ha un valore simbolico: medagliette, borsellini, rosari.
             L’assistenza morale si distingue da altre forme di assistenza perché è indirizzata al
          singolo combattente. Assume il carattere di una manifestazione di interesse per la per-
          sona. I doni sono destinati a combattenti i cui nomi sono segnalati alle associazioni o a
          singole “benefattrici” da intermediari diversi (comitati di assistenza, parroci, familiari di
          soldati). Chi riceve il “dono”, si considera il destinatario di una particolare attenzione.
          Anche chi è in difficoltà a scrivere, risponde per ringraziare la “benefattrice”. Si attiva,
          così, un’intensa rete di rapporti epistolari.
             Una particolare diffusione ebbe la Federazione nazionale delle seminatrici di coraggio,
          un’associazione che aveva sezioni anche negli Stati Uniti e in Argentina. Fondata nel
          1916 da Sofia Bisi Albini, scrittrice per l’infanzia e giornalista, all’epoca direttrice del
          periodico femminile “La nostra rivista” , questa associazione fece della scrittura uno
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          79  Comune di Milano, Comitato centrale di assistenza per la guerra. Relazione dal 31 gennaio al 31 dicembre 1917,
             Milano, Tip. Stucchi e Cerretti, 1918.
          80  Molinari A, Una patria per le donne, cit., pp. 203 – 211.
          81  Lo Scalda-rancio, in “Assistenza Civile”, 1917, n.1.
          82  Molinari A., Una patria per le donne, cit., p. 167 – 184.
          83  Sulla figura di Sofia Bisi Albini e sulla rivista: A. Molinari, Una patria per le donne, cit..







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