Page 94 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE 94
strumento di propaganda patriottica. Dalle pagine della rivista, l’Albisi, invitava le
lettrici a scrivere brevi messaggi di incitamento patriottico. Quelli ritenuti più con-
vincenti erano riprodotti in cartoline e inviati ai combattenti. L’associazione ebbe
un successo notevole, com’è possibile constatare dalle adesioni e dai rendiconti delle
attività delle seminatrici pubblicati su “La nostra dalla rivista”. A partire dal 1917, l’atti-
vità dell’associazione viene formalizzata con uno statuto e con una quota associativa .
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Ci sono pratiche di assistenza morale che, più di altre, stimolano la scrittura. È
il caso del “madrinato” di guerra . La “madrina” è, in genere, una donna di livel-
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lo sociale elevato che non partecipa alle attività delle mobilitazione. Dà conforto
morale ai combattenti in ambito privato, attraverso la corrispondenza . Esistevano
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differenze profonde tra il “madrinato” rivolto agli ufficiali e quello indirizzato ai
soldati. Nel primo caso, la corrispondenza metteva in contatto soggetti che con-
dividevano status sociale e cultura. Attraverso il “madrinato” potevano svilupparsi
rapporti di amicizia, anche relazioni sentimentali . Quando era rivolto ai soldati, il
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“madrinato” era un gesto caritativo. Alla “madrina”, venivano segnalati, in genere
dai parroci, nominativi di soldati le cui famiglie si trovavano in condizione econo-
miche disagiate. La “madrina” inviava a questi soldati un pacco-dono contenente
indumenti di prima necessità. Il pacco era spedito con il sistema del contrassegno.
84 L’associazione venne fondata nel 1916 da Sofia Bisi Albini, scrittrice e giornalista. Per l’attività
svolta dall’associazione e per un profilo della fondatrice: A. Molinari, Una patria per le donne, cit., pp.
229 – 241.
85 Sulla figura della “madrina” di guerra e sulle attività svolte da una madrina genovese: Augusta Mo-
linari: La buona signora e i poveri soldati. Lettere a una madrina di guerra (1915-18), cit.
86 Sono state prese in esame lettere e cartoline scritte dai soldati a due “madrine”: Elvira De Bernar-
di e Bianca Erizzo Giglio. La corrisponda a E. De Bernardi è conservata nell’Archivio della guerra
del Museo storico del Risorgimento di Milano. MSRM, Civiche raccolte storiche, Archivio della
guerra, Carte Silvia Candiani, cart. 440. Si tratta di 23 cartoline postali scritte tra il dicembre 1915 al
novembre 1916. La corrispondenza dei soldati con la “madrina” genovese Bianca Erizzo Giglio è
conservata in un archivio privato. Il materiale consiste in 108 cartoline postali e 27 lettere scritte tra
l’ottobre del 1915 e l’ottobre 1917. Per una descrizione della corrispondenza dei soldati e per un
profilo della “madrina”: A.Molinari, La buona signora e i poveri soldati, cit.
87 Proprio per il timore che se instaurassero rapporti troppo personali tra gli ufficiali e le “madrine”, i
comandi militari cercarono di scoraggiare questa pratica assistenziale. L’Ufficio Centrale doni dell’e-
sercito, istituito nel novembre 1917 per coordinare le iniziative di doni ai combattenti, insiste nelle
circolari che invia a comitati e associazioni di assistenza civile perché le donazioni avvengano nella
forma più anonima possibile. Anche alcune riviste femminili manifestano perplessità sulla pratica
del “madrinato”: Il Comitato madrine, in “L’Unità italiana. Voce femminile di organizzazione civile e
di difesa nazionale”, 1916, n. 17; Le madrine di guerra, in “Cordelia. Rivista settimanale per signorine”,
1917, n. 27; Il problema delle madrine, in “La nostra rivista. Per le donne italiane”, 1916, n. 13.
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