Page 92 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE                                       92


             Un articolo della rivista femminile “Cordelia , coglie con particolare efficacia l’at-
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          tività che veniva svolta nelle sedi dell’Ufficio Notizie:
                Non vi è luogo, io credo, toltone l’ospedale, che dia l’idea netta e precisa della
                guerra, come l’Ufficio Notizie. Sono ampie sale in cui regna il silenzio, intorno
                alle lunghe tavole stanno signore e signorine, qualche soldato, intenti, sembra a
                un lavoro monotono… pure quelle schede bianche, rosse, arancione sono ben
                la guerra guerreggiata; sono, nella loro laconicità, la sintesi di infinite lacrime e
                sofferenze. Palpiti angosciosi di madri e di spose, cupi dolori senza lacrime di
                padri ancora forti, il pianto disperato di orfanelli, grida di gioia, urrah di vittoria,
                sollievo ineffabile di ansietà durate giorni, settimane, mesi, raggio di speranza.
                Tutto in quelle piccole schede .
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          Scrivere per confortare e assistere

             Molte delle attività femminili di assistenza sono svolte attraverso la corrispon-
          denza. Questo comporta, per le donne, l’assunzione di un ruolo nuovo e particolare:
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          quello di agenti di scrittura.  Oltre a produrre un’enorme mole di corrispondenza,
          l’assistenza femminile incentiva alla scrittura soggetti appena alfabetizzati (i soldati e
          le loro famiglie).
             In ogni Comitato di assistenza civile, esisteva una Commissione di corrispondenza
          che aveva il compito di mantenere i contatti tra i combattenti e le famiglie. Erano, in
          genere, le donne (insegnanti, studentesse) a svolgere questo servizio. Queste commis-
          sioni affiancavano spesso l’attività dell’Ufficio notizie. È prevalentemente attraverso la
          gestione di pratiche di corrispondenza che le volontarie collaboravano alle attività dei
          Comitati. Loro compito era quello di stabilire contatti epistolari con enti, istituzioni, pri-
          vati per i fini più diversi: assicurare forme di assistenza alle vedove e agli orfani, erogare
          sussidi, sollecitare informazioni all’esercito, inviare indumenti ai soldati. Nel Comitato
          Centrale di Assistenza per la guerra di Milano, la sezione che si occupa di assistenza
          sussidiaria (collaborazione con la sanità militare per l’allestimento di ospedali di riserva,
          organizzazione di corsi per infermiere, lotta contro la tubercolosi, invio di indumenti di

          76  Sulla rivista “Cordelia” e sulla sue redattrici: S. Franchini, M. Pancini, S. Soldani, Giornali di donne in
             Toscana. Un catologo, molte storie (1870 – 1945), Firenze, Olschki, 2007.
          77  Albertoni S. Tagliavini, I dispersi e l’Ufficio notizie, in “Cordelia. Rivista settimanale per signorine”, 27
             (1917).
          78  Sulla scrittura come pratica sociale: A. Gibelli, Pratica della scrittura e mutamento sociale, in “Materiali di
             Lavoro”, n. 1-2, 1987; H. J. Graff, Alfabetizzazione e scrittura in occidente, Bologna, Il Mulino, 1989; A.
             Bartoli Langeli, La scrittura dell’Italiano, Bologna, Il Mulino, 2000.







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