Page 172 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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170          Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione




              munque rimpatriato molto prima di tale evento e anche gli effettivi del Corpo in
              Egeo subirono una contrazione, con il ritorno del Circolo di Rodi alla configu-
              razione prebellica di compagnia autonoma e una conseguente, forte riduzione
              del personale che, se nel settembre 1919 ammontava a 445 unità ufficiali com-
              presi, si ridusse alla fine del 1920 a 205 unità ufficiali compresi, e quindi pressoché
              sugli stessi livelli degli organici del 1915. Il quinto e ultimo approfondimento ha
              a che vedere con la complessa situazione internazionale generatasi nella città di
              Fiume subito al termine del conflitto, non fosse altro che per le ripercussioni po-
                                                                                 a
              litiche che essa scatenò per molti anni a seguire. Il 9 dicembre 1918 la 30 Com-
              pagnia della Guardia di Finanza fu inviata a Fiume per adempiere ai servizi di
              vigilanza dell’area portuale. È bene qui anticipare che, nella zona di Porto Baros,
              si era installata anche una base logistica francese destinata a garantire i riforni-
              menti via mare dell’Armée d’Orient, dapprima al comando del generale Tranié e
                                                        a
              poi del generale Savy, gestita da unità dell’11 Divisione coloniale francese (co-
              mando poi disciolto il 15 aprile 1919) ed entrata in attività il 15 dicembre 1918.
              Tale occupazione era stata pianificata dal generale Franchet d’Esperey prima an-
              cora della fine delle ostilità. Egli infatti aveva proceduto, alla luce dell’irreversibile
              tracollo austro-tedesco sul fronte balcanico, a modificare i compiti del proprio
              esercito prevedendo, tra l’altro, di dirigere su Fiume un battaglione di fanteria e
              una compagnia del genio francesi, rinforzati da un battaglione serbo, agli ordini
              del generale Tranié, giustificando tale misura con la finalità di assicurare i porti
              della costa dalmata con elementi interalleati. Il generale Tranié partì da Belgrado
              il 19 novembre 1918 e arrivò a Fiume con le truppe il successivo 25. In città ven-
              nero quindi a coesistere, oltre ai francesi, un battaglione serbo, stanziato nel cir-
              condario, uno britannico, l’VIII Service York & Lancaster, giunto lo stesso giorno
              25 novembre, e uno americano, precisamente il III – rinforzato da un plotone
              del II Battaglione – del 332° Reggimento fanteria, partito via mare da Venezia il
              15 novembre 1918 e già a Fiume dal successivo 17, oltreché numerose e agguerrite
              unità militari italiane. Con il loro ingresso a Fiume le truppe franco-serbe si tro-
              vavano ormai solidamente installate lungo la fascia costiera orientale dell’Adriatico
              dal Montenegro al Carnaro, motivando tale presenza anche con il fatto che: «Le
              commandement italien tentait de mettre les main sur les territoires occupés et, à
              Fiume et à Cattaro en particulier, pretendait réserver aux italiens les importants
              approvisionnements de l’Armée austro-hongroise».
                 È opportuno anche tentare di ricostruire l’entità delle forze terrestri francesi
              impegnate in tale compito poiché esse, almeno nella storiografia italiana, sono
              state enumerate nel tempo abbastanza confusamente. Il 19 novembre 1918 il 42°
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