Page 169 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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III Sessione - L’ordine pubblico nel primo dopoguerra                 167




              tuazione quale aiutante di campo del generale Tullo Masi, artefice della moder-
              nizzazione durante il periodo giolittiano. Era anche autore delle prime ricerche
              storiche sulle origini del Corpo. Allo scoppio delle ostilità aveva ricevuto il co-
              mando del II Battaglione mobilitato, venendo gravemente ferito sul Podgora il 5
              luglio 1915. Nel suo incarico di comando nel dopoguerra a Trieste, dimostrò di
              possedere, oltre a notevoli doti di comandante e di organizzatore, anche un’ottima
              sensibilità politica che gli permise di gestire con molta accortezza l’impiego dei
              finanzieri nella difficile situazione dell’ordine pubblico del capoluogo giuliano e
              durante la crisi fiumana, come sarà esposto in seguito.
                 Il secondo attiene, più che agli aspetti militari, allo svolgimento dei compiti di
              istituto della Guardia di Finanza nelle aree territoriali di cui ho sopra dato cenno.
              Appare chiaro da quanto sin qui esposto che il Corpo iniziò, contestualmente
              allo svolgimento dei propri compiti a carattere militare e di polizia di sicurezza,
              a porre in essere subito dopo l’armistizio di Villa Giusti la sua primaria missione
              istituzionale di polizia economica, tributaria, valutaria e doganale nei nuovi terri-
              tori assegnati alla sua vigilanza. Ciò permise, come era nei voti di tutti, una rapida
              ripresa degli scambi commerciali sul versante austriaco. Maggiori difficoltà si in-
              contrarono su quello jugoslavo per evidenti ragioni di contrapposizione politica.
              Tuttavia, la fine delle ostilità segnò anche la ripresa del contrabbando frontaliero,
              fosse esso di natura ordinaria e localistica o organizzato da vere e proprie con-
              sorterie criminali. Tale fenomeno illecito riguardava principalmente il sale, il ta-
              bacco, gli spiriti e, in alcune aree geografiche, curiosamente anche gli equini. La
              repressione di tali condotte richiedeva quindi prolungati, disagevoli e pazienti ap-
              postamenti lungo impervie vie montane e boscose percorse dagli “spalloni”, acuti
              conoscitori del loro territorio e disposti a tutto pur di non perdere i propri gua-
              dagni. Ciò conduceva pertanto ad aspri confronti nei quali più di un finanziere
              ebbe a cadere vittima, in ossequio alle leggi dello Stato e osservando il proprio
              dovere. Parimenti, la Guardia di Finanza fu impegnata nel reprimere i traffici il-
              leciti di valuta e titoli, oltreché nella vigilanza permanente di aree e manufatti sen-
              sibili per l’economia nazionale, quali particolari industrie a rilevanza strategica,
              siti estrattivi, magazzini doganali, ecc.. Oltre tali onerosi impegni, il Corpo svi-
              luppò in quel periodo anche la propria attività investigativa, implementando le
              strutture specializzate denominate “drappelli speciali”, che erano state create du-
              rante il conflitto per contrastare le frodi fiscali poste in essere dai cosiddetti “pe-
              scecani”, le esportazioni di prodotti vietati e le triangolazioni per aggirare le
              misure di embargo, nonché l’accaparramento di generi alimentari per destinarli
              al mercato illecito del cosiddetto “borsanerismo”. In tale ruolo ebbe a distinguersi,
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