Page 174 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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172 Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione
a
lazioni portuali, appartenenti alla 30 Compagnia. L’episodio, gravissimo ma anche
facilmente prevedibile, provocò un’indagine da parte di una commissione inte-
ralleata che, alla fine dei lavori il 19 agosto 1919, richiese l’allontanamento da
Fiume della Brigata Granatieri di Sardegna (ritenuta troppo vicina ai sentimenti della
componente italiana della popolazione di Fiume) e la sostituzione del generale
Grazioli con il generale Pittaluga. Quanto ai francesi, benché fosse stato richiesto
anche il trasferimento delle truppe annamite, sta di fatto che, all’atto dell’ingresso
di d’Annunzio a Fiume, essi ancora stazionavano in città e furono molto riluttanti
a reimbarcarsi da Porto Baros. Ultimo punto deciso dalla commissione d’inchiesta
fu la costituzione di un Corpo di polizia sotto direzione britannica, che in realtà
non ebbe neanche modo di essere creato, stante il rapido incalzare degli eventi.
Infatti, ormai si era alle corte. L’entrata di d’Annunzio a Fiume fu così registrata
nel diario storico del I Battaglione al 12 settembre 1919:
Alle ore 11 una colonna di numerosi autocarri pieni di truppe defezionate e di au-
toblindate comandata dal Tenente Colonnello Gabriele D’Annunzio, proveniente
da Ronchi, passa il posto di controllo n. 9 della linea d’armistizio a Zemet e penetra
in Fiume. Le poche guardie di finanza del posto non sono in grado di ostacolare
il passaggio della colonna. Le compagnie 9^ e 30^ modificano la loro giurisdizione
in seguito ad accordi con il comando della Brigata Regina. La 9^ lascia un distac-
camento a Martuscica per la vigilanza di quel porto ed assume la vigilanza del porto
di Fiume dal ponte girante al molo Ancona; la 30^ limita la sua vigilanza al punto
franco e manda qualche vedetta verso Cantrida.
Iniziò così una difficile convivenza dei finanzieri con i dannunziani. Se, infatti,
nei primi tempi non mancarono espressioni favorevoli, pranzi, brindisi, fotografie,
medaglie e gagliardetti, ben presto iniziarono a verificarsi gravi incidenti dovuti
al calo dei vincoli disciplinari fra le truppe di d’Annunzio cui seguì la cessione
a
della direzione della Dogana, fino ad allora tenuta dal comandante della 9 Com-
pagnia, capitano Gioacchino Di Pasquale, a un funzionario dell’amministrazione
fiumana, onde sottolineare il progressivo distacco del Corpo da quanto stava av-
venendo a Fiume. In altre parole, la deriva politica estremista della gestione di
d’Annunzio non poteva più collimare con i doveri di un Corpo fedele alle leggi
dello Stato di appartenenza. Ai finanzieri fu comunque ordinato di rimanere sul
posto, in una situazione ogni giorno sempre più difficile. Quando il Governo ita-
liano decise di mettere fine a tale pericoloso stato di cose che si trascinava da
troppo tempo, con l’impiego della forza rappresentata dalle truppe governative
del generale Caviglia, il comandante del distaccamento fece presente al rettore

