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              di La Spezia, si portò d’urgenza con tutti i carabinieri disponibili (una trentina
              circa) in piazza del Municipio, per tutelare l’edificio da eventuali assalti. La folla
              vi giunse di lì a poco. I capi improvvisarono un comizio. Tutto, comunque, sem-
              brava procedere senza incidenti. A un tratto, un cospicuo gruppo di manifestanti
              non interessati alle rivendicazioni operaie si diede al saccheggio dei negozi ubicati
              nella vicina via Cavour di proprietà di persone che, a loro dire, si erano arricchite
              con le commesse della guerra. Il comandante della Compagnia, nel tentativo di
              stroncare ogni atto vandalico e disordine, ordinò ai suoi uomini di disperdere i
              saccheggiatori. Frattanto davanti al municipio alcuni facinorosi, approfittando
              della calca, esplosero alcuni colpi d’arma da fuoco che colpirono il maresciallo
              d’alloggio Giuseppe Badino al petto e alla coscia. La reazione dei carabinieri fu
              ferma e decisa. Uno degli aggressori fu bloccato e arrestato. Contemporanea-
              mente un nucleo di carabinieri esplose alcuni colpi di pistola in aria per dissuadere
              la folla dal compiere ulteriori aggressioni. Nel mentre sopraggiunse il nucleo del
              comandante della Compagnia che aveva sfollato via Cavour e, con una manovra
              avvolgente, si poté procedere a normalizzare la situazione. Nei giorni successivi
              e con il sopraggiungere di rinforzi dalle stazioni limitrofe fu possibile organizzare
              un efficiente servizio di prevenzione. La città venne divisa in quattro zone. Fu-
              rono predisposti dei “pattuglioni fissi” presso i crocevia più strategici e a guardia
              degli edifici pubblici. Alle operazioni concorse anche uno squadrone di cavalle-
              ria.
                 La protesta si estese il 13 giugno a Genova, con decine di migliaia di lavoratori
              in piazza, scontri con le Forze dell’Ordine e assalti ai negozi, disordini che si riac-
              cesero a più riprese fino all’8 luglio. Il 16 giugno fu la volta di Pisa e di Bologna
              e il 30 di Forlì, paralizzata nei giorni successivi da uno sciopero generale. E mentre
              gli scioperi si estendevano alle vicine città di Imola e Faenza e anche di Ancona,
              il 2 luglio si registrarono i primi scontri importanti anche al Sud, a Torre Annun-
              ziata. Fu quindi Firenze il teatro di gravi disordini protrattisi per più giorni, e se-
              dati alla fine al prezzo di alcuni morti e centinaia di arresti. Scioperi spontanei
              furono proclamati dai lavoratori a Brescia, Milano, Torino, Alessandria, Livorno,
              Pistoia, Prato, Spoleto, Civitavecchia, e anche a Napoli, Barletta, Taranto, Messina,
              Palermo nonché in numerosi altri centri grandi e piccoli in tutta Italia, immanca-
              bilmente accompagnati da saccheggi e da scontri con la forza pubblica che pro-
              vocarono diversi morti, feriti e alcune centinaia di arresti.
                 Un episodio dei disordini scoppiati a Brescia si ritrova sommariamente de-
              scritto nella motivazione di una Medaglia di Bronzo al Valor Militare concessa al
              capitano Vittorio Emanuele Calcaterra.
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