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202 Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione
La provenienza di buona parte degli ufficiali dall’Esercito e l’affrettata immis-
sione in servizio di guardie della medesima provenienza e degli allievi possono
spiegare le difficoltà incontrate, specie durante il primo anno, nel mantenimento
dell’ordine pubblico, difficoltà in gran parte frutto dell’inesperienza.
Inoltre, nonostante un regolamento sull’uniforme avesse previsto, sulla sinistra
del cinturone, una guaina per il bastone d’ordinanza, questo bastone non venne
mai assegnato alle guardie che dovettero così affrontare l’ostilità dei dimostranti
utilizzando il calcio del moschetto o, addirittura, sparando. L’uso delle armi da
fuoco, oggi eccezionalissimo nelle medesime circostanze, era allora se non co-
mune almeno non infrequente, specie in quegli anni del primo dopoguerra in cui
l’esperienza della trincea e il possesso di armi, illegalmente detenute, facevano
sfociare talvolta gli scioperi e le manifestazioni di protesta in episodi di guerra ci-
vile, come nel caso li-
mite della rivolta di
Ancona, che vide le
guardie fatte segno di
una sparatoria già sul
treno che le portava
in città. 7
Più efficace, ma
non poi più di tanto,
l’intervento dei re-
parti a cavallo, la cui
esistenza era contra-
stata dai vertici mili-
tari (con l’intervento,
al Senato, del gene-
rale Giardino) in un
momento in cui ve-
nivano sciolti diversi
reggimenti di cavalle-
ria del Regio Eser-
(1) 1919-1922, berretto da tenente; (2) 1919-1922, elmetto modello Adrian
prodotto nel 1916; (3) berretto della grande uniforme nera del maggiore; cito. Grazie però ai
(4) elmetto modello Adrian per la grande uniforme nera da capitano suoi squadroni, la
7 ACS, Ministero dell’Interno, Direzione Generale della Pubblica Sicurezza, Direzione degli
Affari Generali e Riservati (d’ora in poi Min.Int., DGPS, DAGR) 1920 B.90.

