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338 Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione
l’alba con circa 200 granatieri da Ronchi e Monfalcone: è con lui il maggiore dei
granatieri Carlo Reina, a lui si uniscono vari reparti (bersaglieri, Arditi) e volontari
lungo la strada. Ignorato il tentativo di arrestarli del comandante e governatore
militare della regione, il generale Vittorio Emanuele Pittaluga, d’Annunzio con
circa duemila “legionari” entra trionfalmente in Fiume, proclamando l’annessione
della città all’Italia. 17
Il giorno dopo gli Alleati lasciano la città e il Vate, “comandante” militare, as-
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sume i poteri civili della città di Fiume il 20 settembre. Dall’Italia volontari,
Arditi e veterani, nazionalisti e rivoluzionari interventisti, in migliaia per le setti-
mane seguenti tentano di raggiungere Fiume e riunirsi ai legionari per costruire
una nuova Italia: qui però fin dai primi giorni è chiaro che le esigenze prime della
città sono non solo militari (il 10 ottobre un piroscafo carico di materiale bellico
viene dirottato su Fiume grazie all’iniziativa dei sindacati dei lavoratori marittimi)
ma anche e soprattutto di approvvigionamento e di sostegno finanziario. Il Co-
mandante sprona anche i più fedeli sodali dell’impresa (come Benito Mussolini,
con il giornale Il Popolo d’Italia e i suoi Fasci di combattimento) ad attivarsi in so-
stegno dell’impresa, e dall’Italia iniziano ad arrivare le prime collette (in parte uti-
lizzate anche per le azioni fasciste in Italia). Mentre a Fiume d’Annunzio forma
un Gabinetto di comando con Giovanni Giuriati, dall’Italia intanto il Governo
di Roma, guidato da Francesco Saverio Nitti, tenta di gestire la crisi internazionale
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innescatasi con l’inizio dell’occupazione della città adriatica. Per l’Italia, in ogni
caso, è necessario mantenere anche una linea di dialogo con gli Alleati e soprat-
tutto con il presidente americano Woodrow Wilson, essendo il Paese – recente-
mente uscito dal conflitto – estremamente bisognoso del sostegno economico e
finanziario anche degli Stati Uniti: il capo del Governo affida dunque al generale
Pietro Badoglio, commissario straordinario per la regione Venezia Giulia, il com-
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pito di intervenire e portare a soluzione la spinosa questione. Vengono lanciati
volantini sulla città intimando ai disertori il rientro in patria e la città viene isolata
e messa sotto assedio, lasciando alla Croce Rossa di occuparsi dell’approvvigio-
namento necessario alla cittadinanza. L’assedio e il blocco a cui viene sottoposta
17 Cfr. GERRA, F., L’impresa di Fiume nelle parole e nell’azione di Gabriele D’Annunzio. Longanesi,
Milano 1966.
18 Cfr. LEEDEN, M. A., D’Annunzio a Fiume. Laterza, Bari-Roma 1975.
19 Cfr. ALATRI, P., Nitti, D’Annunzio e la questione adriatica. Feltrinelli, Milano 1976.
20 Cfr. BADOGLIO, P., Rivelazioni su Fiume. De Luigi, Roma 1946.

