Page 351 - Carte Segrete dell'Intelligence Italiana il S.I.M. in archivi stranieri
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portante agente del S.I.M., sotto la copertura di addetto commerciale nell’am-
                     basciata  a  Lisbona  ma  competente  anche  per  quella  di  Madrid,  almeno  nel
                     marzo 1943. Era rientrato in Italia al momento dell’armistizio ma notizie del
                     controspionaggio americano indicavano che aveva di nuovo lasciato Roma nel
                     mese di dicembre per recarsi a Madrid con rilevanti somme in contanti che
                     appartenevano a suoi amici fascisti rimasti in Spagna.
                        Era stato segnalato, nel gennaio 1943, anche il tenente colonnello Bianchi
                     (non indicato con il nome di battesimo), addetto militare per l’Aeronautica,
                     che trasmetteva numerosi messaggi alla Sezione ‘B’ del S.I.A., quasi regolar-
                     mente intercettati dagli anglo-americani. Aveva probabilmente lavorato a Li-
                     sbona, secondo un rapporto del 27 ottobre 1943, il colonnello Novelli (anche
                     conosciuto come Neumann) che era ritenuto in forza al S.I.M.: era descritto
                     come un ebreo originario di Trieste, specializzato nel controspionaggio. Alcuni
                     personaggi, che si sospettava fossero agenti del S.I.M., collaboravano  attorno a
                     questi uomini delle istituzioni: non è però chiaro, dai documenti, se si occupa-
                     vano esclusivamente di intelligence militare. Probabilmente erano agenti che
                     riportavano ogni tipo di notizia ritenuta d’interesse per gli italiani.
                        Dopo l’armistizio il Centro di Lisbona sospese le attività anche perché alcuni
                     elementi non si schierarono con il governo di Badoglio e altri vollero tornare in
                     Italia. L’intelligence italiana in Portogallo subì il tracollo quando, a Londra,  fu
                     scoperto un agente che lavorava nell’ambasciata portoghese, Rogerio de Me-
                     nezes, già reclutato proprio a Lisbona da tedeschi e italiani: in seguito a questa
                     scoperta numerosi agenti dell’Asse furono arrestati nella capitale lusitana.
                        Il 15 novembre 1943, coloro che erano rimasti fedeli alla Monarchia ebbero
                     l’ordine di riprendere la collaborazione con le locali autorità anglo-americane.
                     Naturalmente, essendo esiguo il numero degli addetti, vi fu un forte impegno
                     da parte dell’ambasciata  che in quel momento era retta dall’incaricato d’affari
                     marchese Blasco d’Ajeta e da due funzionari diplomatici, Augusto Assettati e
                     Francesco Sili.
                        L’addetto militare era il capitano di vascello Umberto Cugia di Sant’Orsola,
                     mentre Capo Centro, con il nome di copertura ‘Vitale’, era stato designato il
                     capitano  Romeo Foselli.
                        All’interno dell’ufficio i rapporti non furono molto felici, almeno all’inizio
                     del nuovo corso, per le vicende disciplinari di alcuni componenti del Centro
                     che condizionarono non poco il lavoro comune.
                        Nel Mozambico portoghese, Lourenço Marques non era un posto di prima-
                     ria importanza per le potenze dell’Asse. Secondo notizie americane, il console
                     italiano Umberto Campini si occupava del coordinamento dell’intelligence mi-
                     litare. La parte operativa era affidata al tenente Alfredo Manna, proveniente da
                     Johannesburg; Campini aprì quasi subito un ufficio dell’Agenzia Stefani e mise
                     il tenente a dirigerlo.  Sotto la copertura della Stefani, Manna era molto attivo;
                     scomparve misteriosamente il 21 maggio 1943 da Lourenço Marques e da quel






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