Page 12 - Conflitti Militari e Popolazioni Civili - Tomo II
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514 XXXIV Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm
688 (10), in cui si chiedeva l’aiuto internazionale per prestare soccorso alle decine di migliaia
di profughi curdi iracheni in fuga verso l’Iran e la Turchia. In dettaglio, la UNSCR 688 vieta-
va all’irak di perseguitare le proprie minoranze etniche, politiche e religiose (curdi, sciiti, be-
duini, assiri, cristiani, ecc.) e gli imponeva di accettare la presenza sul suo territorio di truppe
straniere (anche se in maniera non esplicita), infatti chiedeva al Segretario Generale di met-
tere in opera tutto il necessario per assistere e proteggere le popolazioni curde. Nella forma
e nella sostanza si assisteva a una mutazione radicale della dottrina giuridica internazionale
e ONU; nel primo si dava corpo al concetto del diritto di ingerenza umanitaria, in via di pro-
gressiva articolazione e nel secondo si derogava al principio che una operazione di sostegno
alla pace (o di assistenza umanitaria nello specifico) dovesse avere l’approvazione o avallo
dello stato in cui andava a operare (al punto 7, dello strumento della risoluzione si chiedeva
perentoriamente all’Iraq di cooperare), ponendosi piu’ vicina ai termini delle risoluzioni del
Consiglio di Sicurezza e dell’assemblea Generale che sancirono l’azione internazionale in
Corea, negli anni ‘50. Infine, caso unico nella produzione normativa del Consiglio di Sicu-
rezza, non vi era un limite di mandato per l’applicazione di tali funzioni, lasciando cosi’ aper-
ta la porta ad un intervento prolungato senza la necessita’ di ulteriori strumenti. Si mise così
in moto l’operazione Provide Comfort nel maggio 1991, una forza multinazionale di quasi
30.000 militari a guida statunitense (11). Il contingente, prendendo terra da aeroporti turchi
penetro’ via terra in Iraq e si schiero’ senza trovare ostacoli da parte delle forze di Baghdad,
che ripiegarono evitando ogni contatto con gli alleati che stabilirono una cintura di sicurezza
terrestre e area nel Curdistan iracheno nella regione di Zakho, iniziando una massiccia ope-
razione di assistenza umanitaria alle popolazioni curde. Questa termino’ nel settembre 1991
con il rientro in Irak di oltre 7000,000 rifugiati e la ricostruzione dell’80% dei villaggi di-
strutti dalla forze irachene, queste nell’ottobre 1991 evacuarono completamente il Kurdistan,
che ottene una indipendenza de facto, sino al 1996, quando la regione venne parzialmente
rioccupata dalle forze di Baghdad. Gia’ dal luglio 1991, quando termino’ la prima fase dell’
operazione Provide Comfort, l’oNU, principlamente attraverso l’UNHCR, subentrava alla
forza multinazionale, che continuava a d assicurare la sicurezza dell’area, soprattutto attra-
verso assets aerei. La peculiare articolazione della UNSCR 688 permise a Stati Uniti, Francia
e Gran Bretagna, di proseguire nelle attivita’ di protezione aerea e di interdizione a nord del
36° parallelo, operanti da basi turche, anche dopo il ritiro delle forze di terra, praticamente
sino al 2003, anche se con il nome di Northern Watch ( senza la partecipazione della Francia
che si ririto’ nel 1997). Mentre l’Irak ha sempre contestato la legittimità di tale NFZ, (analo-
gamente a quella imposta nella parte meridionale del paese a partire dal 1994, interpretando
in modo estensivo la medesima risoluzione), in quanto non specificamente definita da una
UNSCR. Le ragioni di tale architettura stavano nel contesto politico di quella fase storica,
risalente alla coesione della comunita’ internazionale e alla sostanziale assenza di particolari
divergenze tra i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza (10 voti a favore, 3 contrari
[Cuba, Tanzania, Yemen] e due astenuti [Cina e India]). La immediata disponibilita’ di forze,
principalmente statunitensi, gravitanti nell’area, fu l’elemento che fece optare il Consiglio
di Sicurezza nella formula mandataria indiretta che permetteva l’unicita’ della gestione mi-
litare e umanitaria della situazione. Alcuni esperti opinarono che si era di fronte al classico
mission creep che caratterizza le operazioni di sostegno alla pace, in particolare quelle multi-
nazionali delegate dall’oNU, dove l’organismo internazionale riceve solo i rapporti da parte

