Page 14 - Conflitti Militari e Popolazioni Civili - Tomo II
P. 14
516 XXXIV Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm
scontri, il suo mandato è stato ampliato ed è stata incaricata di sorvegliare altre zone della
Croazia chiamate zone rosa (pink zones), prossime alle UNPAs, controllare il movimento di
civili nelle UNPAs, esercitare funzioni in materia d’immigrazione e di dogane alle linee di
delimitazione delle UNPAs quando queste coincidevano con le frontiere internazionali. Nel
giugno 1992, estendosi il conflitto alla Bosnia-Erzegovina, il mandato della UNPROFOR è
stato ampliato e analogamente a quanto fatto in Croazia, l’ONU costitui’ delle zone protette,
in questo caso chiamate safe areas, dove si ammassavano le popolazioni musulmane in fuga
dagli attacchi di serbi e croati di Bosnia (17) ma non ebbe mai a disposizione forze di terra
sufficienti e la copertura aerea della NATO registro’ problemi di interfaccia. Nel settem-
bre 1992 l’UNPROFOR fu incaricata di proteggere l’aeroporto di Sarajevo, di proteggere
i convogli umanitari dell’UNHCR in tutta la Bosnia-Erzegovina e scortare i convogli di
prigionieri civili liberati dalle parti in conflitto qualora il Comitato internazionale di Croce
Rossa ne facesse richiesta. Inoltre, nella dimensone prettamente militare, ma con effetti sul-
la protezione delle popolazioni civili, l’UNPRoFoR, ha controllato il rispetto della tregua
tra il governo croato e le forze della autoproclamata repubblica serba di Croazia nel 1994;
ha controllato il rispetto del divieto dei voli militari negli spazi aerei delle safe areas. la
elencazione di queste funzioni rappresenta quanto massiccio sia stato l’impegno dell’ONU e
tuttavia non si puo’ non citare il dramma della mancata protezione della safe area di Sebre-
nica, quando nell’estate del 1995, oltre 8.000 uomini (tutti oltre i 16 anni) vennero fucilati
dalle forze della autoproclamata repubblica Serba di Bosnia. Le operazioni, che hanno visto
il sacrificio di 200 caschi blu e il ferimento di 1.000 di essi, si sono svolte in un contesto
operativo difficilissimo, quando a fronte di continui appelli inclusi nelle varie UNSCRs (18),
le forze disponibili erano sempre insufficienti e la formula compromissioria dei mandati non
facilitava le cose. L’UNPROFOR e le sue articolazioni istituite nella primavera del 1995, per
gestire la espansione delle operazioni nella ex Iugoslavia (UNPF, UNCRO, UNPROFOR-II
e UNPREDEP) hanno rappresentato un passo importante nella dottrina ONU della protezio-
ne delle popolazioni civili, pur con tutte le manchevolezze registrate (19).
Darfur – La menzione di questa operazione porta questa relazione direttamente dalla
storia alla cronaca. La UNAMID (UN–African [Union] Mission in Darfur) e’ operativa dal
1 gennaio 2008 ma ha gia’ una importante produzione normativa (20) ed e’ il piu’ recente
e completo esempio di come la comunita’ internazionale, in questo caso attraverso l’azione
dell’ONU e dell’UA decidono di costituire una forza interamente dedicata alla protezione di
popolazioni civili, minacciate e/o vittime di conflitti. La crisi del Darfur e’ una delle nume-
rose crisi che affliggono il Sudan e, per le sue dimensioni umanitaire, una delle piu’ gravi.
Tralasciando l’intricatissimo quadro di riferimento, l’ONU era comunque presente in Sudan
sin dal 2005 quando schiero’, dopo lunghissime trattive, una missione di interposizione tra il
Nord e il Sud del Sudan, che avevano trovato una pace precaria. la guerra civile tra il Nord
e il Sud ha fatto da catalizzatore per altre crisi sudanesi che covavano sotto la cenere, di cui
il Darfur appare la piu’ grave dal punto di vista umanitario. L’UNAMID, destinata a divenire
un delle piu’ numericamente ampie di tutta l’organizzazione (20.000 soldati, 7.000 agenti
di polizia/gendarmi, 5.000 civili), funzionalmente appare come una tipica missione di pea-
cekeeping. La differenza tra l’UNAMID e tutte le altre missioni ONU precedenti, sta nella
risoluzione del Consiglio di Sicurezza (21) che stabilisce chiaramente i compiti della forza

