Page 403 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Il previsto impiego delle forze navali principali a copertura del traf-
fico comportava già in principio il riconoscimento di uno stato di inferio-
rità di fronte al nemico che avrebbe imposto con qualsiasi tipo di azione
offensiva l'assunzione da parte italiana del grosso rischio di perdere pre-
ziose unità della squadra da battaglia solo per proteggere i convogli. Infatti
il tipo di scontro che si sarebbe avuto sarebbe stato più vicino all'origina-
lità e alla spregiudicatezza della guerra di corsa che non agli schemi classi-
ci delle tattiche di battaglia tra navi principali che, oltretutto, l'avversario
avrebbe potuto fare a meno d'impiegare lanciando all'attacco formazioni
navali leggere.
Seguendo il principio che il traffico iniziale e quello successivo
con la Libia, per avere buone probabilità di mantenimento, avrebbe do-
vuto essere protetto da tutte le forze aeronavali disponibili, il piano del
1938 definì che, esaurito il trasporto dei complementi e del corpo di spe-
dizione, sarebbe poi occorso un grande convoglio mensile per i previsti
rifornimenti. Questa misura avrebbe consentito al grosso aeronavale di
fare massa protettiva intorno ai piroscafi, cosa impossibile o difficile -
nel caso di presenza difensiva indiretta - se il traffico fosse stato frazio-
nato in tanti piccoli convogli. Come si vedrà in seguito la pratica adottata
fu il contrario di quella prevista, e parte della critica si appunta su questa
deviazione per porre sotto accusa la condotta del convogliamento. D'altra
parte la raccomandazione fatta nel documento del1938, veniva subito ri-
dimensionata nello stesso con la richiesta di accumulare in Africa sin dal
tempo di pace la massima quantità di carburanti, mezzi, rifornimenti, ma-
teriali, munizioni, così da ridurre gli oneri operativi e logistici nel perio-
do bellico. Sembra ciò una cosa ovvia, però questa condizione, da darsi
per scontata in una buona preparazione logistica alla guerra, non si avve-
rò. A ciò si aggiungeva, sempre in termini riduttivi rispetto all'ipotesi del
grande convoglio, che occorreva tenere conto che i tre porti libici di Tri-
poli, Tobruk e Bengasi avevano una ricettività contemporanea globale di
sole 19 navi, mentre i porti di partenza prescelti di Napoli, Bari e Brindi-
si - in guerra saranno poi prevalentemente altri - ne avevano una di
24. Da tenere conto che queste capacità logistiche si riferivano a situazio-
ni in tempo di pace. Sulla carta ciò non poteva apparire una limitazione
in quanto appariva possibile una perfetta sincronia tra preparazione del
grande convoglio, suo invio oltremare, messa a terra dei carichi trasporta-
ti da meno o anche da tutte le 19 navi che era possibile ricevere nei porti
libici e sufficienti a trasportare la massima parte dei rifornimenti accen-
nati più sopra, e ritorno nel convoglio.
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