Page 407 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Primo risultato, in termini marittimi, fu che la Marina dovette ac-
cantonare i piani di trasporto studiati in tempo di pace e rinunciare sin
dall'inizio ad organizzare convogli che prevedessero il pieno sfruttamento
della portata dei piroscafi e delle capacità logistiche dei porti. Fu subito
costretta a trasportare anche uomini e rifornimenti a bordo di sue unità
da guerra, in ispecie su cacciatorpediniere e sommergibili, distogliendo
queste preziose unità da compiti vitali. È che, detto per inciso, fu presa
poi una troppo facile abitudine ad utilizzare queste unità navali, specie
i sommergibili, per far pervenire piccoli carichi ai sorgitori libici, anche
quando non era proprio il caso. Proprio consultando la documentazione
relativa a questa attività si viene a sapere, ad esempio, che un prezioso
sommergibile poteva intraprendere una pericolosa missione in acque molto
contrastate, quali potevano essere quelle davanti a Tobruk, per trasporta-
re generi di conforto e di commissariato! Una saponetta e un fiasco di
vino contro un sommergibile denuncia un calcolo di costo-efficacia che
non corrisponde certo ai canoni della buona logistica di guerra!
Un fatto molto serio emerse sin dai primi giorni di guerra: per far
fronte alle urgenze non tempificate, anche per mancanza di un efficace
coordinamento tra tutti gli enti responsabili degli approvvigonamenti ol-
tremare, i piroscafi partivano con carichi ben al di sotto della loro capaci-
tà di carico. 1125 giugno 1940 si ebbe il primo esempio di questo pessimo
comportamento operativo nell'organizzazione dei convogli: le grandi m o-
tonavi Esperia, di 11398 tonnellate di stazza lorda, e Victoria; di 13.090
tonnellate, partirono per la Libia trasportando complessivamente 43 7 uo-
mini e 2.775 tonnellate di rifornimenti, quando le loro possibilità di cari-
co avrebbero consentito il trasporto di, 4.500 uomini e di circa 7.000
tonnellate. Questa anomala procedura di sottutilizzazione delle portate delle
navi da convogliare si perpetuò, senza una valida giustificazione, per tut-
ta la durata della guerra. Nessun belligerante arrivò ad adottare tale solu-
zione per i carichi da convogliare, tendendo anzi ad inviare per mare navi
quasi al completo della loro portata. Per tutto l'arco della guerra, con po-
che eccezioni, le navi dei convogli italiani partirono con carichi che anda-
vano dal 25 al 50% della loro portata. Le spiegazioni piu volte addotte
si rifanno a due esigenze: l'incalzare delle necessità e della disordinata ur-
genza con cui i rifornimenti venivano quasi sempre richiesti ·dai comandi
terrestri e aeronautici impegnati in difficili situazioni belliche e per cui
non erano state predisposte per tempo le necessarie misure di supporto
logistico. L'altra esigenza era rappresentata dalla tendenza cautelativa dei
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