Page 406 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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mergibili, caccia, incrociatori e aerei),  coadiuvati dall'impiego del radar
               (ma solo dal 1941), da un'efficiente ricognizione aerea,  da un'efficace si-
               stema  di  intercettazione  e  decrittazione  delle  comunicazioni  italo-
              germaniche;
               - contro i traffici italiani non furono assolutamente impiegate le maggiori
                unità di  superficie britanniche;
               - il traffico britannico in Mediterraneo, a parte qualche veloce unità iso-
                lata, fu  limitato fino  a tutto il  1942 a solo  14 convogli diretti a Malta
                o  provenienti  da  quella  base;
               - per la protezione di questi 14 convogli si mossero sempre da Gibilterra
                e da Alessandria d'Egitto o da entrambe, forti aliquote delle forze navali
                principali  britanniche.
                   Da tutto ciò derivò che, mentre la protezione dei nostri piccoli e con-
              tinui convogli impose alla  Marina, principalmente alle  unità sottili, uno
              stillicidio di logoranti navigazioni e di estenuanti combattimenti che non
              conobbero soste, l'attacco al traffico avversario richiese l'intervento, ahi-
              mè con risultati  nulli,  del grosso  delle  forze  navali principali. Insomma,
              proprio tutto il contrario di ciò che la pianificazione aveva raccomandato
              alla  vigilia  della guerra!

              Il problema dei rifornimenti e  del traffico.
                   Il 10 giugno  1940 l'Italia entrò in guerra.  Ci sarebbe stato da sup-
              porre che sul fronte  terrestre principale,  quello libico,  con due linee del
              fuoco -  una sulla frontiera libico-tunisia e l'altra su quella libico-egiziana
              -, si  fossero  già  ammassati mezzi,  materiali,  rifornimenti,  uomini  per
              condurre autonomamente il primo ciclo  di  operazioni· aeroterrestri,  che
              all'atto pratico si semplificarono già all'indomani dell'inizio delle ostilità
              con la  resa  della  Francia.  Invece accadde che  il  13  giugno,  cioè  72  ore
              circa  dopo la  dichiarazione di guerra,  Supersercito  richiese alla  Marina
              di predisporre l'urgente trasporto in Libia di  circa  7.000 uomini, mate-
              riali e veicoli. Dieci giorni dopo arrivò la pressante richiesta, in anticipo
              sul previsto trasporto di altre Grandi Unità dell'Esercito, per il rapido tra-
              sporto di  13.000 uomini,  1.250 automezzi,  40.000 tonnellate di viveri,
               18.000 tonnellate di carburante, 1.700.000 colpi di artiglieria, 48.000.000
              di cartucce, 800.000 bombe per mortaio. Ci si aggiunse l'Aeronautica con
              la  richiesta di spedire d'urgenza circa  5.000 tonnellate  di materiali vari
              fra  i quali ventimila fusti di benzina avio. Era chiaro che a questo modo
              tutti i piani saltavano per aria nonché i buoni proponimenti e le eccellenti
              idee  della  vigilia.


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