Page 408 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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comandi responsabili del traffico di suddividere il più possibile i preziosi,
               e spesso ridotti, rifornimenti su più navi così da ridurre il rischio di per-
               dita. Il fatto fu che su questa strada si tentava di esporre il meno possibile
               i carichi, ma si  esponevano invece all'offesa nemica un maggior numero
               delle  altrettanto  preziose  e  poco  numerose  navi  disponibili.
                    La  realtà delle prime settimane di guerra dimostrò che la  pianifica-
               zione dei flussi di approvvigionamento verso la Libia predisposta sia dal-
               lo  Stato  Maggiore  Generale  sia  dalla  Regia  Marina  o  era già  stata  resa
               impraticabile dalle scordinate esigenze quotidiane o era sbagliata davanti
               alla realtà operativa. Infatti, la  pianificazione della Marina per un flusso
               di traffico coordinato e ordinato basato sul convogliamento di grandi en-
               tità vettoriali fortemente scortate, cadde davanti alla richiesta di interven-
               ti  estemporanei  e non programmati,  talvolta  su  disposizione  o  espressa
               volontà del vertice politico che coincideva con quello del Comando Supre-
               mo. La pianificazione dello Stato Maggiore Generale fu un fallimento com-
               pleto: essa, senza mai aver approfondito gli aspetti del traffico di guerra
               con la Libia, escludeva la possibilità di rifornire la Libia con convogli scor-
               tati,  ritenendo che  cio  avrebbe rappresentato  rischi  eccessivi ...  Pertanto
               faceva  solo  affidamento sulle  riserve iniziali di mezzi e rifornimenti am-
               massati in Africa settentrionale nella fase  di preparazione e di attesa all'i-
               nizio  delle  ostilità.  Il  fatto  era  che le  riserve  o  non c'erano o  non erano
               sufficienti e che comunque non si poteva pensare, anche in sede di piani-
               ficazione, di condurre una guerra, con un corpo di spedizione forte di cir-
               ca  230.000  uomini  senza  provvedere  al  suo  rifornimento  nel  corso  del
               tempo,  specie  dopo aver  esaurito  quel poco  che  sarebbe stato  possibile
               ammassare  prima  dell'inizio  delle  operazioni.

                    La Marina si trovò quindi nell'immediata condizione di dover orga-
               nizzare  e difendere  un  duplice  traffico  marittimo:

               - un traffico  numericamente basso per composizione vettoriale ma tem-
                 poralmente continuo tra l'Italia  e i porti libici,  in  particolare Tripoli,
                 e viceversa;
               - un traffico di cabotaggio lungo la costiera libica per smistare nei  porti
                 a  sorgitori  della  costa  libica  i  materiali  affluiti  nei  principali approdi
                 attrezzati, così da farli giungere via mare nel maggior quantitativo pos-
                 sibile,  in  prossimità delle  linee  di  combattimento.
                    Queste correnti di traffico, mai interrotte sino alla data del definiti-
               vo ritiro italiano dalla Libia, furono organizzate dalla Marina a guerra ini-
               ziata e da essa mantenute sino all'ultimo giorno. La battaglia dei convogli


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