Page 413 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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unità di minore tonnellaggio  normalmente destinato al cabotaggio.  È in-
           dubbio che una riflessione a posteriori sulle condizioni in cui operò la Ma-
           rina, indurrebbe a giudicare consuetudinaria e indecisa la condotta della
           direzione del traffico, perché apparirebbe, specie in quelle condizioni estre-
           me, più opportuna la soluzione di un convogliamento unitariamente più
           consistente che non quello  dato dalle medie effettive di  1,6 e di  1,9 per
           unità mercantili e di scorta per convoglio.  Non vi è dubbio che un rap-
           porto di  5:10 o anche di 5:8 avrebbe rappresentato un utilizzo più effica-
           ce dei mezzi disponibili, ma personalmente ritengo sia difficile esprimere
           un giudizio ultimo su questo punto senza tenere conto di molti altri fatto-
           ri  influenti  sulle  operazioni  di traffico.
                In conclusione,  e qui non si  prende in considerazione il traffico  in
           direzione Egeo-Grecia-Albania che pure richiese 3.116 convogli con 5.62 7
           unità-viaggio mercantili e 2.580 unità scorta-viaggio, l'opera della Regia
           Marina nella lunga battaglia dei convogli, che fu  poi la sua guerra, è de-
           gna di essere ricordata e apprezzata per un buon risultato ottenuto attra-
           verso  mille  difficoltà,  talvolta  disperate,  altre  volte  drammatiche.

           Il ruolo di Malta nella battaglia dei convogli italiani.

                È noto che la condotta e i risultati della Regia Marina in guerra sono
           stati sempre giustificati,  alcune volte a  ragione e altre a  sproposito, con
           le più varie casuali: deficienza di combustibili, mancanza di radar, assen-
           za  di aviazione  navale e  di  portaerei (discutibile  cosa  avrebbero  potuto
           fare  queste  in una guerra essenzialmente di  traffico  ad eccezione  di  due
           o tre eventi), inferiorità tecnica e tecnologica di mezzi navali e aerei, vul-
           nerabilità ai sistemi di intelligence dell'avversario, il ruolo nefasto che giuo-
           cò  Malta nei confronti delle nostre operazioni navali grazie alla mancata
           occupazione  dell'isola  da  parte delle  armi  italiane.
                A prescindere dal fatto che buona parte di  queste giustificazioni so-
           no state e vanno ridimensionate alla luce di più accorte valutazioni a di-
           stanza di tempo, il problema di Malta fu un condizionamento assai serio
           nella  condotta delle  operazioni  navali  italiane.  Senza  però  nulla togliere
           a indubbi effetti negativi che l'impiego dei reparti aeronavali dell'isola ebbe
           sul nostro traffico convogliato, va anche detto che questa influenza, nella
           prima parte del conflitto,  non fu  poi così  esiziale  come  per anni la  si  è
           voluta  far  intendere all'opinione  pubblica.
                L'importanza strategica di Malta era ben chiara nella pianificazione
           di guerra della Regia Marina tanto che, come già ricordato, nel documen-
           to D.G.  10/A2 del  1938 fu  detto che il problema dei traffici italiani con


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