Page 412 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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da noi impiegata, si rileva che nei 31 mesi del convogliamento libico, il
nemico attaccò i nostri convogli 10 volte con unità navali di superficie,
202 con sommergibili, 25 3 con aerei.
La seconda grande battaglia che la Marina italiana dovette combatte-
re fu quella del traffico con la Tunisia, dal novembre 1942 al maggio 1943,
utilizzando gli approdi di Biserta, Tunisi, Susa, Sfax. Questa seconda bat-
taglia dei convogli fu affrontata dalla Regia Marina in drammatiche con-
dizioni di inferiorità e sotto continuo attacco aeronavale anglo-americani.
In sette mesi circa di operazio"ni i convogli subirono 11 attacchi da navi
di superficie, 75 da sommergibili e 167 da aerei, rispettivamente una me-
dia mensile di 1,6, di 10,7 e di 23,8 contro lo 0,3, il6,5 e 1'8,2 degli attac-
chi mensili che subì il traffico contro la Libia. Queste poche cifre già danno
l'idea in quali condizioni estreme la Marina dovette operare nelle opera-
zioni di traffico con la Tunisia.
I sette mesi di traffico lungo la "rotta della morte" videro in mare
276 convogli di unità mercantili, 167 di unità militari coll'impiego di 438
unità-viaggio mercantili e di 65 7 unità-viaggio militari per trasporto. Le
unità scorta-viaggio impiegate furono 548. Nei convogli tunisini quindi
la loro composizione unitaria media fu di 1,6 navi mercantili contro 1'1,9
di quelli libici mentre contro le 2,2 unità scorta impiegate sulle rotte per
la Libia ve ne furono 1,98 su quelle tunisine. Il tonnellaggio medio di stazza
lorda per nave mercantile impiegata fu di 3.044 tonnellate contro le 4.100
delle navi mercantili impiegate t;1el traffico libico. Tutto ciò era il risultato
delle perdite subìte dalla Regia Marina e della Marina Mercantile nella
prima fase (giugno 1940-ottobre 1941) della guerra nel Mediterraneo e
dalla modestissima e ridotta possibilità di reintegrare le perdite con unità
di nuova costruzione.
In condizioni oltremodo difficili, la Marina riuscì comunque a far
giungere negli approdi tunisini il 71% dei carichi e rifornimenti traspor-
tati, il 93% dei militari e un secondo 71% dei carichi di carburante.
Le perdite dei carichi trasportati in Tunisia risultarono superiori a
quelle del traffico con la Libia e ciò fu dovuto principalmente all'offesa
aerea anglo-americana che provocò affondamenti di numerosissimi piro-
scafi. Il frequente impiego come mezzo di trasporto veloce del naviglio
militare da combattimento fu dovuto a necessità di rinforzi e rifornimenti
veloci e per compensare in qualche modo l'ormai scarsa disponibilità di
naviglio mercantile. Inoltre, depauperatasi la flotta mercantile nei prece-
denti anni di guerra lungo le rotte con la Libia, la Grecia, l'Albania e l'E-
geo, fu giuocoforza per la Tunisia ricorrere in larga misura all'utilizzo di
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