Page 410 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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A maggior ragione questo quando si consideri che l'Italia soffrì una
               sua prima drammatica "sconfitta" marittima già il10 giugno 1940, quando
               d'un  colpo  solo  dovette soffrire  la  perdita  di  212  navi  mercantili  per
               1.216.637 tonnellate di stazza lorda, perché non richiamate in tempo nel-
               le acque metropolitane, rimanendo così oltre gli stretti e, in buona parte,
               cadute in mani avverse. Questo fatto la può già dire lunga in fatto di pre-
               parazione alla guerra, specie nei riflessi di ciò che avrebbe dovuto essere
               l'esigenza prima della guerra nel Mediterraneo:  i rifornimenti all'armata
               d'Africa.

               I  risultati della battaglia dei convogli.

                    Se lo storico e il commentatore si dovessero rifare solo a dati statisti-
               ci riferiti al rapporto tra carichi partiti e arrivati, potrebbero anche affer-
               mare tranquillamente che la Regia Marina, nella lunga e diuturna battaglia
               dei convogli, "vinse" la: sua guerra adempiendo al suo compito essenziale
               che era quello di far giungere il maggior quantitativo possibile di approv-
               vigionamenti alle truppe operanti oltremare. In altre parole la Regia Ma-
               rina riuscì  a proteggere le linee di comunicazione, ma  non ad impedire
               che queste venissero attaccate dal nemico né tantomeno a bloccare quelle
               del nemico tutte le volte che questi le volle utilizzare. Naturalmente con
               perdite, anche pesanti, da tutte e due le parti. Insomma, quello che in dot-
               trina si  definisce "esercizio del potere marittimo" fu esercitato in modo
               limitato dalla Regia Marina, se pur va riconosciuto che navi ed equipaggi
               italiani riuscirono a vincere la loro battaglia dei convogli mantenendo sem-
               pre aperti i flussi di traffico, anche quando si pensava di interromperlo,
               assicurando l'arrivo a destinazione della  maggior parte dei rifornimenti
               partiti. Si  trattò di  una battaglia ininterrotta che  coincise con la  durata
               della  guerra.
                    Che si possano muovere critiche all'organizzazione logistica della guer-
               ra,  all'utilizzo  dei  mezzi,  ai sistemi  scelti  di  convogliamento,  è un fatto
               abbastanza naturale:  esiste sempre il meglio,  specie se  fatto  con  "senno
               del poi". Però è anche vero che per decenni è stato ammannita al pubbli-
               co una verità sbrigativa e semplicistica, utile a giustificare l'esito, se non
               della guerra, di tante altre operazione cioè: un Mediterraneo in mano in-
               contrastata alle  navi e agli  aerei  nemici (solo  dopo il novembre  1942  si
               ebbe questa realtà), all'impossibilità di mandare un solo convoglio inden-
               ne in Mrica settentrionale (moltissime furono le operazioni di traffico senza
               perdite, serva per tutte l'esempio della complessa operazione di trasporto


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