Page 411 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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dell'intero Afrika Korps senza la  perdita di un uomo e di una nave;  per
           contro l'avversario seppe esercitare una severa interdizione del traffico nei
           momenti cruciali della Campagna d'Africa), alla mancanza di rifornimen-
           ti alle truppe operanti perché questi venivano distrutti in mare (afferma-
           zione che non coincide con i dati numerici di fatto e che non tiene invece
           conto che i rifornimenti, se pur decurtati dalle perdite in mare, altrettan-
           to  se  non  più,  erano  perduti  nelle  aree  di  sbarco,  lungo  i  trasferimenti
           su strada, talvolta nella dispersione logistica).  La  realtà,  se  pur dall'esito
           drammatico, fu  invece un pò diversa: le nostre navi furono  in mare tutti
           i giorni, le linee di comunicazione furono tenute aperte, i rifornimenti tra
           porti di imbarco e di sbarco arrivarono nella loro maggioranza, le perdite
           del  nemico  non furono  lievi  in  questa lunga  battaglia.
                L'attività di traffico tra l'Italia e i porti libici, nel periodo giugno 1940
           -gennaio 1943 si può così riassumere: 993 convogli di unità mercantili,
           203 di unità militari, 1.905 unità-viaggio mercantili impiegate, 326 unità-
           viaggio  militari  impiegate  per trasporti,  2.206 unità-militari  scorta  im-
           piegate.  Da ciò  risulta che la  consistenza media di ogni convoglio libico
           era di l ,9 unità mercantili e che per la sua protezione erano mediamente
           impiegate 2,2 navi scorta. Sono certo cifre, 1,9 e 2,2, che inducono a mol-
           te  riflessioni  sulla  bontà dei  sistemi  di  convogliamento  e  di  utilizzo  dei
           mezzi:  in sede  critica  si  può  anche  supporre che si  sarebbe potuto fare
           di più con meno, ma nessuno degli attuali critici storici era presente negli
           anni di guerra ad organizzare il traffico convogliato e quindi a conoscenza
           delle  realtà,  anche  non  scritte,  di  tutti  i giorni  di  quel tempo.
                Con un totale di carichi arrivati dell'85,9%  e con personale giunto
           a destinazione nella misura del91,6%  non si può pensare che il nemico
           bloccasse le nostre linee di comunicazione. A tal proposito, un'osservazio-
           ne merita il trasporto d.i  carichi di combustibili liquidi, specie della pre-
           ziosissima benzina per l'armata italo-germanica, al cui mancato arrivo fu
           spesso imputata la sconfitta africana. La  Marina riuscì a portare a desti-
           nazione l'SO%  dei carichi: un vero successo se si pensa che le navi cister-
           na e i bastimenti che trasportavano combustibili e carburanti in fusti erano
           gli  obiettivi prioritari e più ambiti degli  aerei e  delle  navi  nemiche.  Va
           tenuto tuttavia conto, come già accennato in precedenza, che nei momen-
           ti cruciali delle offensive alleate, la massima concentrazione offensiva ae-
           ronavale alleata era appunto diretta a colpire i carichi di maggior valore
           strategico:  appunto le  navi  cisterna  e  i  trasporti di  carburante.
                Per meglio valutare, da una parte, la rispondenza delle nostre scorte
           alle unità convogliate e dall'altra, la qualità dell'offesa in relazione alla scorta


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