Page 405 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Sarebbe errato considerare la guerra nel Mediterraneo come un tut-
           tuno temporale, infatti vi furono  in questo conflitto due fasi  ben distinte
           e diverse tra loro. La prima fase è quella che va, come già accennato, dal
           giugno 1940 all'ottobre 1942, periodo in cui Gran Bretagna e Italia man-
           tennero un equilibrio di  forze,  talvolta,  addirittura,  con una superiorità
           italiana. La seconda fase è quella del novembre 1942-settembre 1943, che
           iniziò con gli sbarchi alleati nel Nord Africa e l'irruzione nel Mediterra-
           neo di ingenti forze aeronavali degli Stati Uniti assieme a cospicui rinfor-
           zi britannici, cui si aggiunsero le residue forze francesi dopo l'occupazione
           della Francia retta dal Governo di Vichy, della Corsica e della Tunisia da
           parte dell'Asse.  L'enorme concentrazione di mezzi  aeronavali  alleati  nel
           Mediterraneo modificò in modo radicale lo  scenario strategico e soprat-
           tutto i rapporti di forza  che  divennero soverchianti rispetto a  quelli  che
           l'Italia, e, per la sua parte, la Germania potevano mettere in campo dopo
           due anni e mezzo di guerra con possibilità minime di reintegrazioni quan-
           titative  e tecnologiche.
                È questa  una premessa  necessaria  per valutare  nella giusta luce gli
           eventi di quel conflitto. Altro punto fondamentale è che la guerra navale
           nel Mediterraneo non fu, da una parte e dall'altra, una serie di operazioni
           di "ricerca e distruzione" delle forze navali principali, bensì, e non avreb-
           be potuto essere  altrimenti, una lotta continua di  difesa  e di attacco  del
           traffico:

             l'Italia per alimentare il corpo di spedizione itala-germanico in Libia dove
             s'era stabilito il principale fronte operativo dell'Asse nel bacino del Me-
             diterraneo, e per mantenere le comunicazioni con le isole principali del
             Tirreno,  coll'Egeo,  l'Albania e,  poi,  la  Grecia;
           - la Gran Bretagna essenzialmente per rifornire l'Isola di Malta e,  in mo-
             do sporadico e solo nella prima fase del conflitto, per far giungere qual-
             che  carico  da  Gibilterra  a  Suez.
                Che la guerra nel Mediterraneo sia stata guerra di traffico, sia nella
           prima che  nella  seconda  fase,  lo  comprovano  questi  fatti  reali:

           - il traffico italiano fu continuo, così da stabilire quasi un flusso  ininter-
             rotto di navi mercantili tra i porti metropolitani e i territori oltremare.
             Fu proprio il contrario di quanto raccomandato nel1938, ma evidente-
             mente le realtà della guerra imposero una diversa condotta: si può solle-
             vare  critica  in  proposito,  ma la  realtà  era  ed  è  rimasta  quella;
           - il contrasto contro tale flusso di merci e di uomini fu  esercitato dall'av-
             versario  sempre ed  esclusivamente con  mezzi  insidiosi  e leggeri  (som-


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