Page 417 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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momento significato più niente di decisivo. Infatti la guerra, dopo la per-
dita della Libia e della Tunisia e alla vigilia dell'invasione del territorio
nazionale, era ormai perduta per l'Italia, ma per ben altre ragioni di fon-
do che non quelle create intorno al problema dell'isola o alle vicende della
guerra del traffico.
Aspetti critici del convogliamento.
In sede di riflessione storica, sulla base dei documenti esaminati e
delle pubblicazioni ufficiali e meno, la domanda che ci si pone è se i risul-
tati ottenuti nella guerra di traffico avrebbero potuto essere migliori o meno
di quelli ottenuti, con un'impostazione diversa della condotta del convo-
gliamento e dell'utilizzo delle risorse vettoriali e di protezione.
Dato per scontato che proprio in sede storica non si può procedere
per ipotizzazioni, condizionali e interiettivi "se" e "ma", rimane pur sempre
un punto di critica nodale la domanda se il sistema di traffico adottato
e tenuto, con poche eccezioni, per tutto il periodo bellico era quello più
rispondente a far fronte alle esigenze del traffico convogliato. In altre pa-
role ci si chiede se quel sistema di "miniconvogliamento" praticato in con-
tinuità dalla Regia Marina, assieme al sottocarico delle navi trasporto, era
il più idoneo da adottare in quel tipo di operazioni di traffico che fu poi
l'unica e intera nostra guerra navale.
Perché da una pianificazione che prevedeva solo l'organizzazione di
grandi convogli- intendendo per tali l'insieme da 5 a 10 navi fortemen-
te scortate secondo un coefficente che poteva andare da l a 1,5 navi scor-
ta per unità mercantile - si arrivò ad un convogliamento che aveva la
composizione media inferiore a 2 e quella della scorta che invece arrivava
da 2 a 2,2? Il problema non è certamente nuovo e l'analisi critica postbel-
lica, sia quella ufficiale della Marina Militare sia quella di diversi autori,
non l'ha ignorata, pur non ritenendo di usare toni sdegnati e accusatori
fuori luogo, ma cercando di trovare delle spiegazioni e comunque ritenen-
do che in molti casi le urgenze di diverso genere provenienti dalle sedi
p iii disparate della frazionata direzione della guerra, accompagnate da un'or-
ganizzazione imperfetta di tutta la logistica militare, abbiano avuto il loro
effetto pernicioso sul fatto dell'abitudine costante al "miniconvogliamento".
A questa prima ragione si possono aggiungere quelle relative alla sud-
divisione del rischio su più bersagli che porterebbe con se la giustificazio-
ne dei carichi minimi delle navi rispetto alle loro capacità di portata, nonché
quella della ridotta ricettività dei porti libici.
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