Page 419 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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medio di 1.200 + 1.500 tonnellate) lo si è fatto spesso anche risalire alla
realtà che i rifornimenti da inviare oltremare non erano in quantitativi
molto cospicui e l'osservanza del principio della ripartizione di sicurezza
dei carichi obbligava comunque a suddividere anche i modesti quantitati-
vi (ammesso che fossero comunque e sempre modesti) su più unità mer-
cantili. È un motivo che non elimina tuttavia l'interrogativo del perché
nel lungo periodo di guerra, a fronte di perdite e di carenze di varia natu-
ra, non si sia stati indotti ad esperire tentativi diversi, altre soluzioni logi-
stiche per gli invii via mare, nella ricerca di modificare la situazione.
Agli interrogativi che in tutti questi anni ci si è posti, anche in sede
di critica ufficiale, si è voluto anche rispondere con la realtà che non poche
difficoltà al nostro traffico, quindi anche una spiegazione del sottoutilizzo
delle portate dei piroscafi e del "miniconvogliamento", provenivano dalla
ridotta ricettività e operatività dei porti libici. Si è già accennato che i tre
porti principali di Tripoli, Tobruk e Bengasi avevano una ricettività di 19
navi, va pure aggiunto che negli anni immediatamente precedenti la guerra
molto era stato investito nell'ammodernamento di quelle infrastrutture e
che comunque era valutato che gli effetti della guerra avessero ridotto le
possibilità di quei porti nella misura del 50%. li che è anche credibile, con-
siderato che il nemico aveva eletto a suoi obiettivi primari proprio tutto
il complesso logistico italiano sia in terra sia in mare. Comunque fosse sta-
to, è altrettanto valutabile che la ricettività complessiva dei porti si aggira-
va sempre sulla decina di navi, quindi tale da dare accoglienza anche a
"grandi" convogli. Quello che certamente lasciava un pò a desiderare era-
no i tempi di messa a terra dei carichi, deficienza più volta denunciata ma
che non venne mai colmata. Si verificarono episodi quasi incredibili di na-
vi cariche tenute in attesa per diversi giorni e poi fatte rimpatriare senza
aver messo a terra un solo chilogrammo del carico trasportato per lasciare
spazio a rifornimenti più urgenti giunti con navi successive.
Le cifre ufficiali, che non hanno motivo di essere contraddette, evi-
denziano che le capacità di sbarco dei tre principali libici erano sulle 4.000
tonnellate al giorno (2.000 Tripoli e 1.000 ciascuno Tobruk e Bengasi)
ridottesi, già nel1941, intorno alle 2.600 + 3.000. Certamente le azioni
di guerra nemiche e una deficitaria organizzazione logìstica nostra aveva
revocato tutto ciò: si rivolga solo l'attenzione al fatto che una nave affon-
data per incursione aerea mentre era in banchina o in prossimità di que-
sta, bloccava a tempo indefinito quel particolare punto di sbarco. Lo stesso
sbarco in rada dei materiali su pontoni anche semoventi, metodo usato
essenzialmente dai tedeschi, non poteva più di tanto per l'agibilità che do-
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