Page 418 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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In alcuni casi e situazioni queste ragioni possono avere avuto anche
ragion d'essere, ma probabilmente non tali da imporre una continua uni-
cità di sistema. D'altra parte è anche vero che quando fu evidentemente
possibile organizzare un grande convoglio- vale a dire con 5 o più navi
- questo fu fatto. Infatti per 49 volte, ben poca cosa rispetto ai circa
1.000 convogli libici, fu possibile organizzare questi "grandi" convogli
che, fra l'altro, raggiunsero le loro destinazioni con un tasso di perdite
inferiore a quelli correnti. Il fatto stesso che per 49 volte sia stato seguito
il dettame della pianificazione prebellica, comporta una sensibile riduzio-
ne di validità alle tesi della ripartizione del rischio e della scarsa ricettività
dei porti d'arrivo. Se la scelta del grande convoglio fu possibile per 49
volte e invece impossibile per le altre 944 del traffico libico, ciò signifi-
cherebbe la presenza di impedimenti logistici e operativi, salvo non attri-
buire la responsabilità ad una impostazione innaturalmente rigida e
irragionevole degli organi che presiedevano al traffico marittimo, cosa che
appare del tutto irreale.
Col senno del poi e standosene tranquilli al tavolino, è facile calcola-
re che la più corretta adozione del grande convogliamento avrebbe per-
messo gli stessi risultati di trasporto con la movimentazione di solo circa
400 convogli contro i quasi 1.000 per la Libia. Valore che si sarebbe po-
tuto ancora ridurre di molto se le navi mercantili avessero trasportato ca-
richi, compatibilmente con le caratteristiche d'ingombro di questi, vicini
alle loro portate reali. Questo è stato, infatti, un altro punto critico della
battaglia del nostro traffico marittimo. Nessuno ha mai nascosto che si
fosse in presenza di un sottoutilizzo delle navi trasporto. Sulla base dei
dati disponibili e della loro analisi si può indicare che il carico medio per
piroscafo corrispondeva ad una media oscillante tra il 25 e il 50% della
loro reale portata. Indubbiamente molto poco e indice di una indubbia
sottoutilizzazione delle risorse disponibili. L'argomentazione che la ripar-
tizione dei carichi su più navi era un contributo alla garanzia che almeno
una parte del carico sarebbe arrivata a destinazione è certamente giustifi-
cativa, ma è in opposizione al fatto che aumentando il numero delle navi
in mare si dava all'avversario la possibilità di colpire più bersagli e all'os-
servazione che il tasso di perdite era maggiore sui piccoli convogli anziché
sui più numerosi, almeno stando a quelle rare volte in cui questi furono
organizzati.
A tal proposito non si può sottacere che la situazione negativa del
sottoutilizzo delle portate (nei convogli libici la portata media dei pirosca-
fi si aggirava sulle 5.500 tonnellate contro carichi trasportati dell'ordine
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