Page 432 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Né i crittografi della nave ammiraglia italiana, né quelli del Servizio
             Informazioni di Supermarina riuscirono però a mettere in chiaro un mol-
             to più importante messaggio di Cunningham delle ore 18.15, con il quale
             il Comandante della Mediterranean  Fleet in mare diramava gli  ordini per
             la ricerca notturna del nemico. Iachino invece fu informato alle 20.05 da
             Superemarina che alle 17.45 i·rilevamenti radiogoniometrici situavano un
             "Comando complesso nemico" a 75 miglia (in realtà a 55 miglia) ad est-
             sud-est della  Vittorio  Veneto  < 2 9>.
                  Purtroppo però il nostro ammiraglio non valutò esattamente questa
             importante segnala_zione e alle 20.18 ordinò alla  l a  Divisione dell' ammi-
             raglio Cattaneo (incrociatori pesanti Zara e Fiume e cacciatorpediniere Al-
             fieri,  Gioberti,  Carducci e Oriant) di andare in soccorso dell'immobilizzato Pola.
                  Dopo una serie di altri messaggi di conferma, scambiati tra Cattaneo
             e Iachino, la  l a  Divisione invertì la rotta alle 21.06 per soccorrere il Pota,
             assumendo una criticabile linea di fila  con i due incrociatori in testa ed
             i quattro cacciatorpediniere in coda,  e avanzando alla  modesta velocità
             di soli 16 nodi, aumentata a 22 nodi per soli 38 minuti, cioè tra le 21.25
             e le 22.03. A questa modesta andatura la  l a  Divisione di Cattaneo avrebbe
             raggiunto il Pola non prima delle 22.30 e ciò appare incomprensibile alla
             luce del fatto che alle 20.50 Iachino aveva avvertito Cattaneo della presenza
             del famoso "Comando complesso nemico". Quest'ultimo alle 17.45 risul-
             tava ufficialmente a 75 miglia di distanza, ma al momento del siluramen-
             to del Pola (ore 19.50) avrebbe potuto essersi avvicinato di altre 8 miglia,
             considerando ragionevolmente pari a 4 nodi la differenza tra la sua velo-
             cità e quella della squadra navale italiana con la Vittorio Veneto zoppicante.
                  Alle  19.50 pertanto era da presumere che una forte aliquota navale
             avversaria, configurata come un "Comando complesso", fosse presente a
             67 miglia dalla flotta di Iachino e in direzione della aerosilurante che da
             allora in poi coincideva con quella immutabile del Pota, immobilizzato nello
             stesso  istante  e luogo.
                  Ebbene,  per coprire uno spazio marino di 67 miglia e dirigersi sul
             punto in cui la flotta  italiana era stata attaccata dal cielo,  alla ricerca di



             (29)  Ufficio Storico della Marina Militare: La Marina italiana nella seconda guerra mondia-
                 le,  vol.  IV cit.,  pag.  454.  In questo  resoconto  ufficiale viene  anche precisato  che
                 alle  17.45 il "Comando complesso  nemico"  si trovava in realtà a  55  e  non  a  75
                  miglia dalla Vittorio  Veneto,  a causa di un errore di misurazione radiogoniometrica.


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