Page 470 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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ponente trasporti di rispettabile consistenza: circa 140 tra aeroplani e idro-
               volanti. Ancorché di tipo eterogeneo, avrebbero consentito la formazione
               di un nerbo organizzativo che si sarebbe poi sviluppato con macchine ap-
               positamente concepite,  o adattate,  per l'impiego  militare.
                    Intanto erano pronti gli equipaggi, che avevano cumulato una note-
               vole  esperienza professionale,  sopratutto  nella  navigazione aerea.  Erano
               disponibili tecnici, maestranze e officine delle tre aviolinee esistenti. Tut-
               to personale adusato al diuturno compito di mantenere in efficienza aero-
               mobili,  motori  ed  apparati  di  bordo.  Così  la  complessa  organizzazione
               necessaria al funzionamento di un'impresa delicata quale il trasporto ae-
               reo,  era  perfettamente garantita da personale  di grande competenza.
                    Dal canto suo l'Aviazione militare italiana aveva maturato una certa
               esperienza nel trasporto aereo. I primi tentativi risalivano addirittura alla
               Campagna di Libia  (1911112),  quando si  pensò  di  avvalersi  dei biplani
               "Farman" per trasportare fino al fronte le casseforme con il rancio caldo.
                    Nella guerra 1915/18 aeromobili vennero impiegati per necessità di
               rapido trasporto di  uomini e cose,  tra l'altro i sabotatori,  "posati" oltre
               le  linee  austriache  con gli  idrovolanti.
                    Nel1917 un biplano "Pomilio" pilotato da Mario De Bernardi ese-
               guì due trasporti di posta da Torino a Roma con distribuzione della corri-
               spondenza nella capitale nella stessa giornata. Il recapito postale era vitale
               e la dimostrarono gli otto idrovolanti "FBA", che la Regia Marina venne
               chiamata ad impiegare nel  1917 tra Civitavecchia e Terranova Pausania
               (Sassari) per ovviare al carente esercizio marittimo, ritardato o interrotto
               per la minaccia dei sommergibili avversari. Il servizio fu sospeso in otto-
               bre per la  ritirata di Caporetto, che costrinse a  concentrare ogni mezzo
               per arginare l'offensiva austro-tedesca. Proprio in quei frangenti i trimo-
               tori "Caproni" da bombardamento trasportarono di tutto: documenti, ma-
               teriali,  quanto  fosse  trasferibile  per  non farlo  cadere in mano  nemica.
                    Nelle operazioni per la riconquista libica i  "Caproni" e gli  "SVA"
               già nel  1921  effettuarono rifornimenti ai  presidi  avanzati, lanciando da
               quote minime sacchi postali e derrate. L'Aviazione venne impiegata nor-
               malmente per il  rifornimento  a  colonne avanzate e a  reparti isolati.  Gli
               aerei atterravano su terreni improvvisati, accanto alle truppe, oppure lan-
               ciavano, a quote e velocità basse, i carichi. Più volte fu effettuato il rifor-
               nimento di benzina e lubrificante.  Normale per i  "Caproni", al rientro,
               lo  sgombero  di  feriti  ed ammalati.
                    Un esempio straordinario il ponte aereo organizzato tra Tripoli e Azi-
               zia,  dove  il  10°  Battaglione eritreo  era stato  circondato dai guerriglieri


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