Page 107 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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su Alessandria, i "B  17' ', le famose fortezze volanti americane, compari-
            vano per la prima volta nei cieli d'Europa. Ci avevano messo del tempo:
            ma  ora  erano arrivate.  E  con  quattro  mesi  di  anticipo  sul  1943.
                 Il 2 3 ottobre si scatenò l'offensiva britannica di el-Alamein. Ad essa
            i reparti da caccia americani presero parte attiva, impegnando una serie
            di  combattimenti  aerei  con  avversari  da  essi  stessi  riconosciuti tenaci  e
            pericolosi:  i  caccia  italiani  "Macchi  202,"  nonché  i  tedeschi  "M  109";
            ciò mentre le fortezze volanti battevano in successione i porti di Tobruk,
            Bengasi  e Tripoli.  Mentre sul fronte  russo  si  avvicinava la  catastrofe  di
            Stalingrado,  repentinamente l'Asse  si  trovava  di  fronte  ad  una terribile
            crisi nel Mediterraneo. L'S novembre suonò l'allarme in tutte le postazio-
            ni italiane nella madrepatria: le forze americane e inglesi, al comando del
            generale Eisenhower, erano sbarcate in Marocco e in Algeria, minaccian-
            do di distruzione immediata le forze itala-tedesche che ripiegavano attra-
            verso la Libia sotto l'incalzare del nemico. Accanto alle unità terrestri, gli
            americani avevano inviato un formidabile schieramento di navi ed un'in-
            tera, nuova Armata Aerea: la XII al comando del generaleJames H. Doo-
            little,  resosi  celebre  per  l'audacissima  incursione  aerea  su  Tokio.  Il  4
            dicembre venti quadrimotori "B 24" avrebbero attaccato il porto di Na-
            poli: primo, sinistro presagio di quanto per il nostro Paese aveva in serbo
            l'immediato  avvenire 05>.
                 Tuttavia gli  Alleati  -  e  in  primo luogo  gli  americani  -  avevano
            avuto  in  Nord Africa  i  loro  problemi.  La  Francia  di  Vichy  teneva  colà
            oltre  120.000 uomini i  quali,  pur detestando  i  tedeschi,  erano tuttavia
            fedeli al Governo del maresciallo Pétain, da essi considerato come legittimo.
            Vi era inoltre la  minaccia aeronavale dell'Asse:  le  stesse  fonti  americane
            ammettono  che  i  Comandi italiani  (specialmente Supermarina) avevano
            correttamente individuato la destinazione dell'enorme convoglio che si di-
            rigeva verso il Nord Africa: ma le Autorità navali tedesche continuarono
            ostinatamente,  sino  alla  fine,  a sostenere che  si  trattava  di  un ennesimo
            convoglio  per Malta  o,  al  massimo,  di  un tentativo  di  sbarco a  Tripoli.
            Le  forze  aeronavali  furono  concentrate in  conseguenza:  e  ciò  aiutò  non
            poco  gli  Alleati  ad  arrivare  indenni  sulle  coste  algerine (16).


            (15)  The Army Air Force in  World War Il,  a cura di Wesley F.  Craven eJames Lea  Care,
                n.  ediz.,  Washington,  D.C.,  1983,  vol.  I,  p.  588  sg.
            (16)  George A. Howe "Northwest Africa: seizing the initiative in the W est" in The Uni-
                ted States  Army in  W or/d W ar Il.  The  Mediterranean  Theather  of Operations,  W ashing-
                ton,  D.C.,  1957,  p.  185  sg.


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