Page 108 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Ciò  che consentì alle  forze  dell'Asse  di rettificare l'errore di valuta-
                zione dei  Comandi tedeschi  e di  stabilire la  testa  di  ponte in Tunisia fu
                sostanzialmente il  rallentamento opposto dapprima agli  Alleati  dalla  ne-
                cessità di vincere la  resistenza (qualche volta puramente formale, qualche
                altra,  assai  accanita)  delle  forze  francesi;  poscia  di  raggiungere con  esse
                una  serie  di  accordi.  Apparve chiaro  che  fu  la  massiccia  presenza  delle
                unità americane e la condotta delle trattative da parte delle Autorità mili-
                tari degli Stati Uniti, che valse a vincere le resistenze francesi:  appare più
                che  probabile che senza la  prevalente azione americana,  di  fronte  ai  soli
                inglesi,  i  francesi  si  sarebbero  vigorosamente  opposti  e  l'Operazione
                "Torch" sarebbe probabilmente fallita.  Fu così ancora una volta l'interven-
                to  degli Stati Uniti che fece  pendere la  bilancia a  favore  degli Alleati 0 7>.

                     Era, per la guerra italiana, il principio della fine.  Non ci si addentre-
                rà qui nella decisione, presa in extremis dall'O.K.W., di impegnare le forze
                dell'Asse  in Tunisia  (ma  gli  italiani già  da  qualche  tempo  prevedevano
                di  dover difendere quel territorio)  né  sulle  battaglie che  in  seguito  a  ciò
                si  combatterono e che troveranno miglior collocazione nel Convegno del-
                l' anno venturo; ci si limiterà ad osservare che in quei grigi mesi di novem-
                bre e dicembre,  mentre giungevano le  notizie del disastro di  Stalingrado
                e cominciavano i terribili  bombardamenti d'autunno sulle  città italiane,
                la schiacciante presenza navale, aerea e militare (ma sopratutto organizza-
                riva)  degli  americani  nel Mediterraneo appariva di  colpo evidente come
                un fattore risolutivo della guerra. A nessun osservatore attento poteva sfug-
                gire  che gli  Stati  Uniti,  mentre effettuavano  la  grandiosa  operazione  di
                sbarco in Nord-Africa (la prima in cui essi avevano mostrato le loro capa-
                cità nella guerra anfibia, un criterio strategico nato, sviluppato e condotto
                alla  sua  forma  più  perfezionata  proprio  dalle  Forze Armate americane)
                avevano  simultaneamente lottato  con  successo  per  conservare  una linea
                costante di comunicazione con l'Australia; avevano impegnato una gran-
                de  battaglia  aeronavale  a  Guadalcanal;  sostenuto la  Cina  nella  sua lotta
                contro il Giappone con ogni mezzo;  inviato enormi rifornimenti di armi,
                materiali,  munizioni e viveri all'Unione Sovietica;  affrontato in maniera
                risolutiva la  battaglia dell'Atlantico contro i sommergibili tedeschi  e ita-
                liani;  rifornito Alleati di  ogni nazione e spinto avanti con energia la  pre-



                (17)  George  A.  Howe,  op.  cit.,  p.  277  sg.


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