Page 113 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Pietro Pastorelli ha parlato per il Vaticano di una neutralità benevo-
la verso gli Alleati e di una neutralità critica verso le forze dell'Asse. Ma
già durante la guerra, gli Alleati e, più tardi, l'opinione pubblica mondia-
le rimproverarono a Pio XII di non aver agito abbastanza per la pace e
di non aver fatto tutto ciò che poteva per situazioni particolari come quel-
le degli ebrei. Fatalmente, la crescente supremazia degli Alleati e poi la
loro vittoria finale spiazzarono una diplomazia che si affidava, almeno sul
piano formale, all'equidistanza tra le due parti in lotta. Viceversa, in con-
trasto con le aspettative vaticane, maggiore incidenza ebbero probabilmente
gli atteggiamenti della Santa Sede che più si discostavano dalla scelta per
l'imparzialità, come la vicinanza mostrata in più occasioni agli orienta-
menti del presidente americano Roosevelt, premessa importante di suc-
cessivi sviluppi nel dopoguerra. E proprio sul piano di un mutamento di
orientamenti legato al capovolgimento delle aspettative, il 1942 apparve,
per il Vaticano, un anno decisivo.
Questo anno si aprì per la Santa Sede con le reazioni internazionali
al radiomessaggio del Natale 1941. Pio XII aveva deciso di affidare ogni
anno per Natale, alla radio, un messagio rivolto al mondo intero sui gran-
di problemi della società umana, trattati soprattutto sotto il profilo mora-
le. Nel contesto di una generale difficoltà per la Santa Sede di intraprendere
iniziative concrete sul piano politico-diplomatico, questi radiomessaggi ac-
quistarono nella prospettiva del Papa una crescente rilevanza. Pio XII li
scriveva personalmente dedicando ad essi una grande attenzione. È stato
rilevato il carattere complessivamente astratto di questi pronunciamenti.
Indubbiamente essi non entravano esplicitamente nel merito dei princi-
pali problemi del momento. Tuttavia, indirettamente, questi radiomessaggi
riflettevano il contesto delle vicende belliche e degli equilibri che si veni-
vano di volta in volta determinando. Inoltre essi avevano una loro proie-
zione concreta nel futuro, perché delineavano i tratti di un equilibrio ideale
modellato sulle speranze del Papa e del Vaticano in genere intorno alla
fase post-bellica. Indirettamente dunque tali radiomessaggi finirono per
avere anche un'incidenza concreta. Ciò valeva anche in questa occasione.
Il radiomessaggio del Natale 1941, riguardante l'ordine internazionale ideale
e i rapporti tra le nazioni nell'assetto post-bellico, venne considerato per-
ciò attentamente dalle varie parti in guerra.
Tra le principali reazioni al radiomessaggio, si segnalarono quelle,
piuttosto benevole, della stampa americana, anche per la particolare cura
data dall'episcopato americano alla sua diffusione e ad una sua presenta-
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