Page 117 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
P. 117
del dicembre 1941, risultavano sul piano politico-diplomatico piuttosto
astratti e generici. Tuttavia questa astrattezza e questa genericità nulla to-
glievano al fascino esercitato da questi discorsi presso una popolazione
sempre più afflitta e stanca per la guerra: gli appelli del Papa per la pace
trovavano infatti un'eco molto concreta nella dolorosa esperienza di tanti.
Si comprende perché Mussolini vedesse sempre più nel pacifismo cattoli-
co il rischio di un potente alimento dello spirito "disfattista".
Tuttavia, le proteste fasciste contro la Santa Sede incontravano un
ostacolo insuperabile nella prudenza di Pio XII. Il nunzio Borgongini Du-
ca davanti alle osservazioni del Sottosegretario all'Interno, Buffarini Gui-
di, poteva agevolmente replicare. Sempre in riferimento al radiomessaggio
natalizio, a proposito della Germania il Nunzio ad esempio dichiarava:
"Il Santo Padre ha dovuto pur dire una parola contro la persecuzione totalitaria,
ma l'ha detta con estrema delicatezza". Si trattava di una dichiarazione che
l'interlocutore del Nunzio riconosceva rispondente a verità. In fondo, più
che dalle posizioni del Papa, il risentimento di Mussolini era causato dalla
realtà della Chiesa nel suo insieme, un'istituzione poco rispondente alle
esigenze della sua politica e al complessivo progetto da lui avviato per fa-
scistizzare la società italiana. Già dalla fine degli anni Trenta Mussolini
aveva individuato nella famiglia e nella Chiesa i principali ostacoli al suo
disegno di cambiare il "carattere" degli italiani, rendendolo più virile e
più combattivo, in sintonia con i suoi progetti di trasformare l'Italia fasci-
sta in una grande potenza. Istintivamente, il malumore di Mussolini si
rivolgeva contro i vertici della Chiesa, il Papa e il Vaticano, ma il proble-
ma era più ampio e più profondo.
In un certo modo la refrattarietà cattolica verso alcune ragioni pro-
fonde della guerra fascista non dipendeva principalmente dalle scelte del
Papa, anche se in lui questa refrattari età assumeva un'espressione emble-
matica. Ciò spiega perché, malgrado la prudenza dei pronunciamenti di
Pio XII, la sua presenza e la sua voce durante la guerra abbiano suscitato
così spesso fastidio e proteste. Il Papa infatti, con la sua figura e con la
sua autorità, per il ruolo istituzionale che ricopre e per ciò che rappresen-
ta costituisce comunque un elemento di coagulo a livello internazionale
di tutto il mondo cattolico, al di là del~a sua azione sul piano più specifi-
camente politico-diplomatico. Il Papa è infatti il simbolo della dimensio-
ne universale della Chiesa che oltrepassa frontiere e trincee e che rende
difficile un uso solo "nazionale" della religione cattolica. Indipendentemente
dalle scelte del Papa o dei suoi collaboratori cioè, questa dimensione rap-
presenta di per sé una remota all'utilizzazione del cattolicesimo ai fini di
115

