Page 116 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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del comunismo sovietico avrebbe dovuto essere controbilanciata da un'a-
                naloga iniziativa contro il nazismo tedesco.  "Vedo  la crociata  ma non  vedo
                i crociati", diceva Tardini per tagliar corto in questa materia. Ma il Vatica-
                no non aveva nessuna intenzione di pronunciarsi sul piano ideologico at-
                traverso interventi che comunque sarebbero stati interpretati politicamente
                contro una delle parti in lotta e a favore  della parte avversa, in contrasto
                con  la  linea  di  neutralità  ed  imparzialità assunta  da  tempo.
                     Mussolini aggiungeva anche un altro motivo di fastidio verso il Vati-
                cano: il pacifismo dei cattolici. Questo motivo di malumore era destinato
                a crescere nel corso del 1942 e degli anni successivi. Il riferimento musso-
                liniano era soprattutto agli ultimi pronunciamenti di Pio XII, ma si trat-
                tava in realtà di un problema più vasto.  Il costante appello alla pace non
                era infatti soltanto una delle linee conduttrici della diplomazia di Pio XII.
                Nell'invocazione pacelliana alla pace si riconoscevano spontaneamente an-
                che episcopato, clero e fedeli. Il mondo cattolico italiano condivideva con
                il  fascismo  l'ostilità verso  il  comunismo  sovietico  e la  diffidenza verso  i
                paesi protestanti.  Ma non partecipava dell'entusiasmo bellico dei  fascisti
                né tantomeno si riconosceva nella campagna di odio contro il nemico che
                viceversa Mussolini considerava decisiva per il buon andamento della guer-
                ra.  Non  si  trattava  tanto  di  un  particolare orientamento  diplomatico  o
                politico ma piuttosto di una diffusa sensibilità morale. I cattolici, permea-
                bili almeno in parte ad una campagna di solidarietà patriottica, lo erano
                molto di meno ad una propaganda imperniata sull'odio contro il nemico.
                In questo campo ha giocato una refrattarietà spontanea, come ha notato
                Andrea Riccardi, del mondo cattolico verso dinamiche di contrapposizio-
                ne  che  inevitabilmente  sono  messe  in  gioco  dalla  guerra.
                     Il  problema del  pacifismo  cattolico  si  sarebbe fatto  man  mano  più
                grave per Mussolini. Infatti la sensibilità morale dei cattolici si doveva sal-
                dare facilmente e in modo progressivo con una crescente stanchezza della
                popolazione per i disagi prodotti dalla guerra. Il distacco dei militari dal-
                le  loro famiglie,  la loro prolungata lontananza,  le  perdite di vite umane,
                le ristrettezze economiche e via dicendo erano infatti tutti problemi desti-
                nati ovviamente ad aumentare. È naturale che i motivi di disagio da  essi
                provocati spingessero  gran  parte  della  popolazione a  guardare con  cre-
                scente interesse all'istituzione ecclesiastica, da sempre attestata su posizioni
                di prudenza e favorevole sul piano dei principi alla ricerca della pace. La
                Santa Sede, come si è detto, era in quel momento piuttosto impossibilitata
                ad intraprendere concrete iniziative di pace e ridotta ad esprimere il  suo
                favore per essa, principalmente, attraverso pronunciamenti che, come quello


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