Page 121 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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"Gli Stati Uniti- appuntava Tardini in quei giorni-, arcisicuri
di vincere la guerra e di avere il compito di riorganizzare l'Europa già
preparano i loro piani per il dopoguerra ... E siccome nulla o quasi nulla
capiscono della situazione europea questa loro velleità potrà procurare al-
l' Europa enormi guai".
L'interesse vaticano, come emerge dai colloqui di Myron Taylor con
il Papa, Maglione e Montini, si orientò intorno a due problemi principali.
Anzitutto Pio XII e il Segretario di Stato richiamarono più volte l'atten-
zione del loro interlocutore circa la partecipazione della Santa Sede ad una
conferenza di pace. In caso di vittoria Alleata, nessuno più degli america-
ni avrebbe potuto sostenere questa partecipazione. Pio XII e il cardinale
Maglione chiarirono che l'intervento della Santa Sede si sarebbe svolto so-
lo sul piano morale, a livello delle fondamenta che era necessario porre
per una nuova convivenza pacifica internazionale, senza intervenire sulle
questioni specifiche a livello politico, economico, militare, ecc. In secon-
do luogo, i diplomatici vaticani mostrarono molte preoccupazioni concre-
te per il futuro assetto post-bellico europeo. Insistendo su problemi come
quello della Francia, dell'Austria e della stessa Italia, essi misero in luce
le linee di fondo dei disegni vaticani, volti, come già in passato, a garanti-
re l'esistenza di una serie di "paesi cattolici" che si muovessero sul piano
internazionale in una qualche sintonia con la Santa Sede. Così facendo
il Vaticano mostrò anche con molta chiarezza una certa sfiducia nelle ca-
pacità Alleate in caso di vittoria, di mantenere l'ordine nella società euro-
pea post-bellica, mentre un'analoga capacità delle forze dell'Asse, in caso
di una loro eventuale vittoria, era data per scontata.
Dai documenti non risulta che Myron Taylor comprendesse piena-
mente gli interessi e i desideri della Santa Sede. Le sue attese prevalente-
mente si rivolgevano in altra direzione. Egli sperava ad esempio, confor-
memente alle aspirazioni dell'opinione pubblica statunitense, che il Papa
decidesse di pronunciarsi pubblicamente a favore delle ragioni americane
riconoscendo la bontà dei principi che animavano gli Alleati nella guerra
contro i tedeschi. Con il cardinale Maglione insisteva sul trattamento inu-
mano riservato dai nazisti ai rifugiati e in particolare agli ebrei, ma la
risposta era molto ferma: il Vaticano stava facendo tutto il possibile. Si
trattava di due prospettive molto diverse. Pio XII era convinto che l' ope-
ra di assistenza e di soccorso svolta dal Vaticano dovesse essere il più pos-
sibile silenziosa, articolata sul piano degli interventi specifici e disancorata
da questioni di carattere generale: in ciò stava la garanzia del suo successo
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