Page 119 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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dalla Santa Sede. Egli esprimeva probabilmente il crescente malumore dei
militari, acuito dalla volontà hitleriana di insistere sull'obiettivo di Stalin-
grado, e la preoccupazione delle classi conservatrici tedesche per un do-
poguerra interamente dominato dai nazisti. Anche questa iniziativa
mantenne contorni incerti che lasciarono perplessa la diplomazia vatica-
na. Poco dopo Hitler rimosse il generale Hadler dal suo incarico, toglien-
do così ogni interesse alla sua iniziativa. Ma contemporaneamente la
diplomazia tedesca assunse un atteggiamento molto più cauto, cercando
di evitare in ogni modo conflitti ed attriti con il Vaticano. Nel complesso,
a Roma ci si fece la convinzione che i tedeschi consideravano l'ipotesi di
una pace che conservasse loro buona parte delle conquiste già ottenute.
Hitler, convinto di sfondare a Stalingrado e ancora sicuro del dominio
dell'Asse in Africa del Nord, si illudeva forse di poter ancora giungere
presto alla pace nelle condizioni più favorevoli. Verso la fine del 1942 la
situazione sarebbe mutata in senso negativo per i tedeschi: ciò però li avreb-
be confermati nella necessità di tenere comunque buoni rapporti con il
Vaticano. In ogni modo, in attesa di qualunque possibile sviluppo, i tede-
schi sembravano reputare opportuno guadagnarsi in anticipo un atteggia-
mento benevolo della Santa Sede, nel caso, ritenuto possibile, che questa
potesse avere un qualche ruolo nelle iniziative di pace.
Anche in questa occasione la diplomazia vaticana si mosse con estre-
ma prudenza e restò sostanzialmente in attesa degli eventi. Pesava certa-
mente l'esperienza della prima guerra mondiale e in particolare il ricordo
della vicenda legata alla nota di pace. Ma ebbe anche una certa influenza
la reazione degli Alleati, sicuramente al corrente delle avances tedesche: es-
si esercitarono discrete pressioni sul Papa perché non accogliesse quelle
sollecitazioni. Malgrado l'assenza di conseguenze concrete, l'allarme su-
scitato mette in luce che l'articolata strategia tedesca tuttavia ha probabil-
mente rappresentato la risposta più efficace al radiomessaggio del Natale
1941. Con le loro offerte di pace, che implicavano un ruolo di mediazione
per la Santa Sede, i tedeschi si avvicinavano infatti agli obiettivi che più
interessavano Pio XII. Attraverso i suoi pronunciamenti il Papa esprimeva
non tanto un interesse immediato per le vicende contingenti della guerra,
quanto un'attenzione per gli scenari del dopoguerra. Tracciando i princi-
pi morali che avrebbero dovuto costituire la base di un nuovo ordinamen-
to internazionale, Pio XII candidava se stesso e la Santa Sede a svolgere
un ruolo di rilievo nelle discussioni per la pace. In Vaticano era radicata
la convinzione che la guerra fosse scoppiata anche a causa dei problemi
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