Page 115 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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che l'imparzialità vaticana danneggiasse l'Italia. La prudenza della Chiesa
           cattolica sembrava loro sconfinare nel disfattismo. I fascisti pensavano che
          l'Italia fosse  danneggiata dall'eccessiva vicinanza con la Santa Sede,  per-
           ché la neutralità scelta da questa si rifletteva in un atteggiamento estrema-
           mente cauto dell'episcopato italiano, legato anche alla particolare circostanza
           che il Papa era, come lo è tuttora, il primate d'Italia. L'Italia, si lamenta-
           vano i fascisti,  era l'unico paese in guerra che non poteva beneficiare del
           sostegno dell'episcopato e del clero nei grandi sacrifici che l'impegno bel-
           lico  richiedeva.  Questo malumore si  espresse  ad esempio,  a  ridosso  del
           radiomessaggio natalizio, in un discorso di Bottai del 3 gennaio in cui si
           paragonava il silenzio dei vescovi italiani ad una sorta di secessione aven-
           tiniana.
               Ancora  più significativa  fu  la  reazione  al  radiomessaggio  da  parte
           del Duce. Mussolini,  rivolto al direttorio del partito, affermava che "cor-
           renti del mondo cattolico osteggiano l'Asse.  Non si è ancora levata una voce di sim-
          patia dell'alto clero a favore di questo popolo che combatte gli anglicani dell'Inghilterra
           e dell'America e i senza Dio della Russia". Al rimprovero per la mancata soli-
           darietà dalla Chiesa al Paese in guerra, Mussolini univa le ragioni ideolo-
           giche  per  cui  il  Vaticano  avrebbe  dovuto  sostenere  più  vigorosamente
           l'offensiva dell'Asse. Egli accusava la Chiesa di una singolare indifferenza
           verso un impegno bellico che si rivolgeva in definitiva contro i nemici sto-
           rici del cattolicesimo. Protestanti ed atei avrebbero meritato parole di chiara
           condanna da parte vaticana,  assai utili sul piano ideologico al fascismo ..
           Non si trattava di una posizione nuova. Da tempo la diplomazia italiana
           premeva sulla Santa Sede perché assumesse una posizione più chiara sul
           piano ideologico,  in particolare per quanto  riguardava la  questione del-
           l'Unione Sovietica.

                Le ragioni fasciste erano note in Vaticano. La Santa Sede non si face-
           va nessuna illusione sull'assenza totale di libertà religiosa in U.R.S.S ..  Né
           dava nessun credito all'ipotesi che Stalin avrebbe cambiato atteggiamento
           dopo la guerra. Molti tentativi fatti in questo senso da Roosevelt per con-
           vincere Pio XII non erano approdati a nulla.  In Vaticano si  sperava che
           l'U.R.S.S. uscisse sconfitta o almeno fortemente ridimensionata dalla guerra
           -  analoga speranza veniva nutrita nei confronti della Germania -  così
           da determinare nell'Europa post-bellica una situazione molto più favore-
           vole alla religione. Tuttavia, non si riteneva opportuno rinnovare le con-
           danne ideologiche contro il comunismo ateo.  Davanti alle  insistenze ita-
           liane si ricordavano i pronunciamenti precedenti, come l'enciclica Divini
           Redemptoris del1937, e soprattutto si ammoniva che una nuova condanna


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