Page 122 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
P. 122
Il Papa non si riconosceva negli interessi politici Alleati. Semmai perse-
guiva una ''politica della Chiesa'', curando che i destinatari degli aiuti fosse-
ro sempre al corrente della provenienza di questi.
Gli appelli del rappresentante americano, come tutti gli altri analo-
ghi che si susseguirono nel corso della guerra, caddero nel vuoto. Pio XII
non scelse la via della condanna delle atrocità naziste. Emerge qui un pro-
blema più generale e che riguarda l'atteggiamento del Papa nel suo com-
plesso: la questione dei "silenzi" di Pio XII. Com'è noto questo Papa è
stato duramente criticato per non essere intervenuto pubblicamente a fa-
vore degli ebrei. La storiografia più recente ha messo in luce a questo pro-
posito vari elementi. Da una parte la documentazione man mano emersa
ha chiarito sempre più che il Papa era effettivamente informato da più
parti di quanto stava accadendo agli ebrei e ad altri perseguitati in Ger-
mania e nei paesi occupati dai nazisti. Dall'altra è emerso come la decisio-
ne del silenzio, pur inquadrandosi nella più generale scelta di neutralità
e di imparzialità della Santa Sede, fu il risultato di un processo articolato
che non dipese solo dalla volontà di Pio XII. Egli infatti si attenne in varie
occasioni alle indicazioni che venivano dagli episcopati nazionali, nella con-
vinzione che ad essi spettasse la decisione finale, potendo solo loro valuta-
re adeguatamente una serie di elementi specifici che a Roma non erano
noti e soprattutto in considerazione dei danni che da un pronunciamento
romano potevano derivare ai cattolici dei vari paesi, in particolare tede-
schi. L'atteggiamento del Papa fu non a caso diverso per quanto riguarda
la deportazione degli ebrei da Roma, ove egli si sentiva coinvolto in modo
diretto ed esclusivo.
Myron Taylor si attendeva inoltre che la diplomazia vaticana coglies-
se l'occasione della sua presenza per svolgere una qualche iniziativa nei
confronti dell'Italia. Nei colloqui egli mostrò aperture verso il popolo ita-
liano e promise che si sarebbe tenuto conto dell'atteggiamento italiano ne-
gli ultimi anni di guerra. Ma nei resoconti a Washington egli rilevava con
disappunto la mancanza di qualsiasi eco alle sue avances, se non forse qualche
contatto tra la principessa MariaJosè e monsignor Montini. In realtà, an-
che su questo fronte, le possibilità della diplomazia vaticana erano piutto-
sto ridotte. La casa reale non era pronta a prendere l'iniziativa di un qualche
accordo con gli Alleati e anche i vari Ciano, Grandi, ecc. non sembravano
intenzionati a muoversi. In realtà, diversamente da quanto assicurava Myron
Taylor, le sorti della guerra non apparivano ancora decise.
Anche se non raggiunse nessuno di questi obbiettivi, la visita di My-
ron Taylor fu tuttavia importante perché in Vaticano da quel momento
120

