Page 123 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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ci si mosse tenendo conto delle intenzioni Alleate circa la prosecuzione
della guerra fino alla vittoria finale. Intanto, gli ultimi mesi del1942, por-
tavano, com'è noto, numerose novità. In autunno scattava l'offensiva Al-
leata in Nord Africa, a cui seguiva, contro i desideri di Hitler, la ritirata
delle forze dell'Asse decisa da Rommel. Nello stesso periodo le armate te-
desche erano duramente impegnate a Stalingrado, dove a metà novembre
si delineava una disperata ma efficace controffensiva russa. In questo mo-
do la decisione alleata di proseguire la lotta fino alla vittoria finale trova-
va il conforto di un andamento bellico che faceva pendere decisamente
dalla parte degli Alleati le sorti della guerra. Il Vaticano doveva prender-
ne atto con sempre maggiore convinzione.
In questo contesto si colloca il nuovo radiomessaggio di Pio XII, in
occasione del Natale 1942. Proseguendo in apparenza un programma già
predisposto da tempo, il Papa si occupò di delineare questa volta l'ideale
ordine interno alle nazioni: dopo aver trattato l'anno prima dei rapporti
internazionali, si interessava questa volta di quelli politico-sociali. Dal ra-
diomessaggio emerse, con sufficiente chiarezza la propensione della Chie-
sa per la democrazia piuttosto che per il totalitarismo. Il discorso del Papa
venne accolto negativamente da parte tedesca. Con insistenza Pio XII in-
dicò però anche la necessità di principi morali diversi sia da quelli capita-
listi sia da quelli socialisti. Egli tracciò una sorta di terza via, richiamando
una dottrina politico-sociale specificamente cattolica. Infine il Papa invitò
i cattolici ad una "crociata sociale". I contenuti di questa crociata non veni-
vano spiegati nel dettaglio. Ma era sufficientemente chiara l'attesa del Pa-
pa che nel dopoguerra i cattolici assumessero nelle varie nazioni un ruolo
di maggior rilievo. Era un'indicazione che si sviluppava in parallelo alle
speranze della Santa Sede di avere una presenza incisiva nella definizione
del nuovo assetto internazionale post-bellico, obbiettivo costante e priori-
tario di tutta l'azione diplomatica vaticana durante la seconda guerra
mondiale.
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