Page 103 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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dualmente messo in ginocchio l'industria bellica tedesca e italiana, men-
tre le forze dell'Asse si sarebbero logorate sull'immenso fronte dell'est. Il
presidente Roosevelt e sopratutto il suo Capo di Stato Maggiore, il gene-
rale George C. Marshall, erano per una strategia più diretta, che assestas-
se tosto al nemico un colpo mortale: scatenare un'invasione dell'Europa
attraverso la Manica, impegnare in battaglia campale il grosso delle forze
tedesche e distruggerle < 6>. Essi, in un certo senso, opponevano una stra-
tegia clausewitziana ad un'altra, la quale più che aJomini risaliva "all'ap-
proccio indiretto" teorizzato da Liddell-Hart. Forse anche gli inglesi, i quali
nella prima guerra mondiale si erano dissanguati in una serie di attacchi
frontali contro le trincee tedesche, cercavano istintivamente una soluzione
che evitasse altre carneficine; gli americani i quali invece, nel1918, erano
giunti sui campi d'Europa quando il nemico era già quasi in ginocchio,
non avevano simili fosche memorie nel loro passato. Nel loro ricordo non
c'erano né la Somme, né le Fiandre, né San Quintino. E poi la pressione
di Stalin, impegnato fino al collo sul suo immenso fronte, affinché si sca-
tenasse un'invasione dell'Europa, era incessante ed assillante; del resto,
tutto il popolo americano seguiva con ammirazione l'eroica lotta del po-
polo russo, ed era ansioso di fare qualcosa perché i combattenti del fronte
est fossero in qualche modo aiutati < 7>.
Il generale George Marshall, uomo dalle ampie visioni strategiche e
dalla volontà di ferro, che lo stesso Churchill avrebbe chiamato con il pre-
stigioso appellativo di "organizzatore della vittoria", era risoluto a prepara-
re il passaggio della Manica per il 1943; ma Churchill, timoroso che un
attacco prematuro potesse finire in un disastro, si oppose incrollabilmen-
te, e propose invece che le due potenze alleate effettuassero un'altra ope-
razione: uno sbarco in grande stile nell'Africa Settentrionale francese, in
modo da prendere alle spalle le truppe itala-tedesche che operavano in
Marmarica e, se possibile, da ricondurre almeno parzialmente le forze fran-
cesi in guerra. Con grande stupore di Marshall, il presidente Roosevelt
accettò il piano. Egli sapeva benissimo che un passaggio della Manica non
si poteva effettuare senza l'aiuto inglese; d'altronde, era ansioso di aprire
un fronte terrestre contro il nemico entro il 1942. Così le decisioni che
avrebbero suggellato il fato dell'Italia erano state prese. L'operazione si
sarebbe chiamata "T ore h".
(6) M. Matloff e E. M. Snell, op. cit., p. 100 sg.
(7) A. Russell Buchanan, The United States and World War Il, New York, 1946, 2 volumi.
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