Page 102 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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degli uomini chiamati alle armi era al più approssimativo; e l'enorme sforzo
                fatto  per garantire alla  Gran Bretagna ed all'U.R.S.S.  un continuo flusso
                di rifornimenti in base alla legge "prestiti e affitti" aveva non già svuotato,
                ma  certo  impoverito gli  arsenali (3)_
                    A ciò si doveva aggiungere che, in tutta l'immensa area del Pacifico,
                gli  americani  si  erano trovati a  far  fronte  ad un nemico  numeroso,  ben
                armato,  aggressivo  e  con  truppe  assai  ben addestrate;  i  primi momenti
                del conflitto erano stati disastrosi e sembrava che tutto quanto era dispo-
                nibile dovesse venir inviato in tutta fretta in Estremo Oriente nel dispera-
                to  tentativo  di  tamponare  le  falle  enormi  che  si  aprivano.
                     Ciononostante proprio in quei critici giorni dell'inverno 1941-1942
                i capi delle  Potenze Alleate occidentali avevano  preso  una decisione  che
                avrebbe avuto,  per il  nostro Paese,  gravissime conseguenze a  non lungo
                termine;  di  dare  cioè la  precedenza alla  disfatta  dell'Asse,  rinviando  ad
                un secondo momento quella del Giappone < 4 l.  Ciò sebbene l'opinione pub-
                blica americana chiedesse una sollecita punizione degli aggressori di Pearl
                Harbor e il  Comandante della Marina, ammiraglio Ernest]. King, accet-
                tasse  tale  soluzione  solo  obtorto  collo (5).
                    Le conversazioni interalleate avevano avuto inizio a Washington nel-
                l'ultima settimana del1941 e si stavano prolungando nel gennaio del1942,
                perché, stabilito fermamente il principio "l'Occidente prima",  altri contra-
                sti erano emersi tra gli  americani e britannici; e poiché fu  in gran parte
                dovuto a tali contrasti se  il peso  delle  armi americane  nel  Mediterraneo
                tardò  più  del  previsto  a  farsi  sentire,  sarà  bene dedicare  ad essi  un  pò
                di  attenzione.
                     Il primo ministro Sir  Winston Churchill aveva,  durante i  colloqui,
                illustrato con la sua eloquenza e la sua consumata abilità il piano inglese:
                attaccare lo  spazio europeo e mediterraneo occupato dalle truppe dell' As-
                se lungo una serie di punti periferici in modo da costringere Hitler e Mus-
                solini ad impegnare forze sempre crescenti per chiudere tutte le falle;  nello
                stesso tempo l' intensificazione dei bombardamenti strategici· avrebbe gra-



                (3)  RobertJames Maddox, The  United States and World War Il, Boulder, Colorado, 1992,
                   p.  99.
                (4)  Maurice  Matlof  e  Erwin  F.  Snell,  "Strategie  Planning  for  Coalition  Warfare,
                   1941-1942", in  The  United  States  Army in  World War Il, Washington,  D.C.,  1953,
                   p.  99  sg.
                (5)  R.].  Maddox,  op.  cit.,  p.  135.


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