Page 222 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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a capo delle operazioni (una "sfida" cui Churchill replicò verso fine otto-
                bre, quando sarcasticamente deplorò che non ci fosse un generale capace
                di vincere una battaglia decisiva). Per conseguire risultati apprezzabili da
                parte dell'opinione pubblica gli anglo-americani accettarono infine di ac-
                centuare la pressione sull'Italia con l'offensiva di sfondamento Supercharge
                del  2  novembre  1942, che  costrinse Rommel a  iniziare il  ripiegamento,
                e a preparare i preliminari dell'apertura del secondo fronte in Europa con
                lo  sbarco a  Orano, Algeri  e Casablanca 1'8  novembre:  mossa  che  decise
                Stalin a ordinare la controffensiva su Stalingrado, destinata ad annientare
                la VI Armata germanica comandata da Von Paulus e rimasta  chiusa  nel
                fatale  accerchiamento  anche per ossequio  all'ordine impartito  da  Hitler
                di  resistere  sino  all'ultimo  uomo  con  la  promessa  di  aiuti  dal  cielo,  che
                Goring si  mostrò  impossibilitato  a  recare.
                    Le vicende belliche della seconda parte del 1942 conferirono una sorta
                di primato al ruolo dell'Unione Sovietica nel quadro delle Nazioni Unite
                in lotta contro il tripartito Berlino-Roma-Tokio, quanto meno per lo  sce-
                nario europeo, giacché vide passare in second'ordine lo scacchiere medi-
                terraneo e assurgere a determinante per l'intero corso della guerra il fronte
                russo.  Sotto  il profilo politico e con speciale riferimento agli antifascisti,
                tale  primato si  risolse  nella  flessione  di  credibilità degli  antifascisti  o  a-
                fascisti  cattolici e "moderati", che risultarono meno determinanti per la
                fase finale di una lotta imperniata su un blocco di forze ostili o indifferen-
                ti (nella migliore delle ipotesi) alla sopravvivenza del ruolo internazionale
                autonomo ed autorevole del Regno d'Italia. D'altro canto i due altri ver-
                santi dell'antifascismo- i socialcomunisti da un canto, gli azionisti o li-
                beralsocialisti dall'altro -  a loro volta dovevano immaginare il possibile
                scenario futuro del Paese solo con riferimento alle decisioni che nei suoi
                riguardi sarebbero state assunte dalle potenze vincitrici. La posta in gioco
                risultava particolarmente alta per i primi, giacché nella loro visione la scon-
                fitta del Regno d'Italia avrebbe dovuto comportare la liquidazione del si-
                stema istituzionale e sociale consolidatosi col Risorgimento e ottant'anni
                di vita unitaria, così portando a segno il  rovesciamento del modello bor-
                ghese, già tentato con l'occupazione delle  fabbriche del settembre  1920,
                quando si erano proposti di fare davvero "come in Russia", secondo la for-
                mula da anni serpeggiante nell'estrema sinistra italiana. Per parte loro pur
                ritenendo che la forma monarchica dovesse venir eliminata quale respon-
                sabile di tutti i guai storici dell'Italia, sino al culmine della sconfitta e del~
                la perdita del patrimonio coloniale, i militanti della "terza via" lavoravano


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