Page 220 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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le  libertà civili e politiche dovranno  essere  affermate e difese  con  il presidio di tutte
               le misure atte a impedire che esse possano diventare strumenti di partiti e di gruppi,
               che della libertà si avvalgano con  il proposito di distruggerla";  lo sviluppo delle
               forze autonome di vita locale attraverso il decentramento; la nazionalizza-
               zione dei grandi complessi finanziari, industriali e assicurativi e in genere
               delle  imprese con  carattere di  monopolio e rilevante interesse  collettivo;
               una  radicale  riforma  agraria  "che  miri  ad immettere  sempre più  vaste  masse
               di lavoratori nel godimento diretto ed integrale della terra; la corresponsabilità dei
               sindacati nel processo produttivo e la compartecipazione dei lavoratori agli utili d'im-
               presa";  la piena libertà di credenza e di culto e conseguentemente la  rigo-
               rosa separazione del potere civile da quello religioso; la federazione europea
               quale  strumento  per assicurare  più  stabile  pace.
                       "L'opera della pace- auspicava il punto conclusivo- dovrà infine
                       permettere ed assicurare una  riorganizzazione economica generale secondo
                       i principi della divisione de/lavoro,  de/libero trasferimento delle forze pro-
                       duttive  e delle  merci,  del  libero  accesso  alle fonti  delle  materie prime''.
                    Frutto di decine di incontri, vivaci dibattiti e complesse meditazioni
               l' "ircocervo"azionista (come illiberalsocialismo venne bollato da Benedet-
               to  Croce che ne disconobbe la  paternità, benché il P.d'A. fosse  popolato
               di suoi allievi ed estimatori, compreso Piero Calamandrei) aveva il pregio
               della chiarezza su alcune questioni di fondo:  anzitutto la democrazia par-
               lamentare e partitica era strumento e non fine della repubblica, i cui fon-
               damenti e obiettivi rimanevano la libertà dei cittadini (compito dello Stato,
               dunque;  non di  questa o quella forma  istituzionale);  in secondo luogo  il
               netto rifiuto di ogni collettivismo forzato (di quelle "pianificazioni" che dalla
               Rivoluzione russa dell'ottobre 1917 era n presentate quale panacea per scio-
               gliere  i  nodi  politici  ed economici  dei  conflitti  di  classe);  in terzo  luogo
               il riferimento  ai  principi fondamentali  della  Carta Atlantica  proposta il
               14 agosto  1941 dagli anglo-americani quale base per la lotta contro il to-
               talitarismo  nazifascista  e  la  costruzione  di  stabile  pace  nel  dopoguerra.
                    È però del pari innegabile che i "sette punti" non affrontavano alcu-
               ni quesiti che pur s'imponevano al Paese in guerra: tempi e modi del pas-
               saggio dalla monarchia alla repubblica, continuità tra l'Italia postfascista
               e quella prefascista.  Né si trattava di questioni di rilievo  meramente sto-
               riografico, giacché investivano il problema delle colonie e dell'inserimen-
               to dell'Italia nel quadro europeo: tema sul quale tornò il Primo Convegno
               nazionale  dei  gruppi scientifici,  tenuto  a  Roma  dal  23  al  26  novembre


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