Page 217 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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nisti (per di più in posizione egemonica) conferì all'iniziativa un significa-
to del tutto nuovo rispetto alla tradizione della Concentrazione Antifasci-
sta. All'epoca i socialisti in esilio erano allo stremo delle risorse e delle
energte.
Dopo l'assassinio di Carlo Rosselli, la diaspora dei militanti di "Giu-
stizia e Libertà" in ogni continente (dagli Stati Uniti all'Egitto, dalla Gran
Bretagna all'America centro-meridionale ... ), anche come estrema conseguenza
della vittoria franchista in Spagna e dell'occupazione della Francia da parte
dei nazisti, sempre uniti a Mosca dal patto di non aggressione, aveva ridot-
to all'osso la capacità di resistenza dei "democratici dell'esilio" < 22>.
Nell'agosto-settembre 1941, dalle colonne di Stato Operaio, Pietro Nenni
lanciò un appello ai socialisti che suonava rampogna nei confronti:
"della banda neo-riformista dei De Man, dei Tasca, degli Spinasse esimi-
li Déat della Quinta colonna e contro i salici piangenti del rifo-pacifismo
alla Modigliani" - e al tempo stesso rivendicava orgogliosamente
di aver sempre sostenuto - ''che quali che fossero le convenzioni prov-
visorie che regolavano i rapporti fra Berlino e Mosca, Hitler doveva essere
considerato come principale nemico del proletariato internazionale e dell'U-
nione Sovietica e l'Unione Sovietica doveva essere considerata come il più
solido bastione della lotta antifascista''.
Quasi uno scavalcamento a sinistra dei comunisti medesimi (o alme-
no di quanti fra essi, soprattutto nelle carceri e a confino, avevano dubita-
to di Stalin). Mentre bruciava granelli d'incenso all' "unità d'azione fra socialisti
e comunisti" e additava all'esecrazione dei "compagni" il "naufragio politico-
morale del neo-riformismo e il fallimento della social-democrazia parlamentare'' e
li invitava a "riprendere il loro posto di responsabilità e di lotta alla testa delle
masse popolari e a lato dei loro compagni comunisti''. Ai primi del gennaio 1942
Nenni ritrovò uno spiraglio di autonomia cominciando a ciclostilare un
Nuovo Avanti, che nuovo era soprattutto per le pur timide prese di distan-
za dai comunisti, pur mascherate sotto la solita valanga d'improperi con-
tro ''il pontefice massimo De Man, i chierici minori Spinasse, Riverì, Tasca, ecc.'',
(22) Sui quali v. S. Fedele. I Repubblicani in esilio nella lotta contro il fascismo, Firenze, Le
Monnier, 1989; A. Baldini ·P. Palma. Gli antifascisti italiani in America, 1942-1944,
Firenze, Le Monnier, 1990. E. Signori- M. Tesoro, Il rosso e il verde e il rosso. Fernan-
do Schiavetti e gli antifascisti in esilio tra repubblicanesimo e socialismo, Firenze, Le Mon-
nier, 1989; Anne Morelli, Fascismo e antifascismo nell'emigrazione italiana in Belgio,
1922-1940, Roma, Bonacci, 1987 e A. A. Mola, Il Grande Oriente d'Italia dell'esilio,
pref. di A. Corona, Roma, Erasmo, 1983.
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