Page 214 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Al  c~ntro della  riflessione  si  collocava  infatti la  necessità  della  mo-
               narchia quale forma indispensabile dello Stato italiano: un vincolo impo-
               sto  non solo  dalla  storia che aveva veduto Casa Savoia assumere a  metà
               Ottocento la guida del processo di unificazione nazionale ma dalla tradi-
               zione  che collegava l'Italia  del ventesimo  secolo  all'Impero nelle  sue due
               versioni in cui essso aveva assunto veste storica in Italia: quello di Federi-
               co II di Svevia e,  suo antecedente, la Roma augustea. Se,  in Uomini e secoli.
               Letture storiche per la scuola media.  Il risorgimento e l'Italia fascista,  Ettore Allo-
               doli offrì nel 1942 un abbozzo scolastico di siffatta tematica, altro rilievo
               essa assunse nelle pagine di Stefano Mari Cutelli su Monarchia fascista  O?)
               e soprattutto in quelle di Giuseppe Attilio Fanelli, Saggi sul monarcato occi-
               dentale  e  di  Alfredo  Petti,  Il fascismo  nel concetto filosofico.

                    Pur con tutte le  polivalenze proprie del personaggio, vanno incluse
               in questo terzo filone  anche le  riflessioni di Julius Evola  sviluppate tra il
               1940 e il  1943: da Significato dell'Aristocrazia per il fronte  antiborghese a Sul-
               l'essenza e la funzione  attuale dello spirito aristocratico,  da Sul significato dell'ele-
               mento guerriero per la  nuova  Europa  all'incisivo Nobiltà,  svegliati:  importanti
               non solo per la denunzia delle simpatie franco-britanniche prevalenti nel-
               la  "nobiltà  araldica  mondanizzata italiana"  rispetto  a  quelle  "per l'elemento
               germanico,  anche quando si tratti di antica aristocrazia tedesca o austriaca", ma
               anche per le indicazioni che ancora una volta erano offerte sulla prospetti-
               va  postbellica:

                       "Vi è un  solo  rifugio  sicuro  e solido per la  nobiltà  -  scriveva  E vola
                       - e questo è un sistema autoritario e gerarchico.  Se la nobiltà se ne taglia
                       fuori,  con  ciò  ha decretato  la  sua  stessa fine ...  Nel nuovo  ordine  europeo
                       non vi sarà posto per nessuna nobiltà sul tipo di quella puramente nomina-
                       le,  anodina e snobista ... e se anche in Italia la prova dovesse fallire,  meglio
                       una  rapida fine  che  il protrarsi di contraffazioni e caricature,  di titoli e
                       nomi  altisonanti  valevoli solo  come  oggetto  di  amara  ironia''.

               Quasi un "manifesto" di sfida lanciato dal pensatore siciliano alla monar-
               chia a far da guida alla nazione per ritrovare "il rapporto fra  vita e 'più che
               vita',  fra  l'umano  e l'eterno,  fra  il caduco  e l'incorruttibile":  la  realizzazione,



               (17)  S.  Mari Cutelli, La nobiltà della stirpe, Roma,  1937. Su questo versante del fascismo
                   v. l'eccellente saggio di Francesco Perfetti, Fascismo monarchico.  I paladini della monar-
                   chia  assoluta fra  integralismo  e dissidenza,  Roma,  Bonacci,  1988.


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